L’Edicola della felicità

 

Nel delizioso angolo di piazza Santa Trinita, all’altezza dell’omonimo crocevia, si affaccia ” L’edicola della felicità “,  la più amata in città. E’ in tinta verde Ladurée,  che tanto ci ricorda la nobile casa parigina.
Lo spazio davanti, traboccante di fiori, crea una macchia gentile di colori che fa bene all’umore e parla direttamente al cuore. Il richiamo a entrare è immediato.
Sei ragazze eclettiche, brillanti, vivaci intuitive ti accolgono con il sorriso e vendono fiori con garbo; con leggerezza rieducano alla cura del ” sé “;
soddisfano capricci del gusto e dell’olfatto con  amorevole ” Take Care “.
All’interno il piccolo ” Happy Space ” ,  cattura i tuoi cinque sensi.
Lo sguardo cade sulla frase di benvenuto ” Nice to meet you “, scritta con decorazioni floreali e sistemata al centro di un trionfale tavolo imbandito.
Ci sono delicatezze invitanti e inusuali. Come non tuffarsi in quel prezioso nettare , raro, magnifico ed eccellente conquistatore dei tuoi occhi?
Dalla caffettiera d’argento esce un caffè gustoso, vellutato, aromatico,  che già con il  primo sorso senti attraversare il tuo corpo da un brivido di piacere, rigenerante. La teiera di limoges  sfoggia, in tutta la sua fierezza, il profumato infuso di cannella da consumare con biscottini di grano saraceno, macarons o ciambelline alla marmellata di fichi. Nella caraffa di cristallo troneggia, imperioso, il succo d’arancia appena spremuto da legare con golosi browns, irrinunciabili muffin al burro o insuperabili croissant parigini. Lo yogurt greco è vivamente raccomandato per guarnire le coppette di frutta fresca o candita: pere, prugne, fragole, frutti di bosco, lamponi, agrumi di Sicilia, albicocche.
La lieta scivolata nel ghiotto circuito del cioccolato, attraverso virtuose degustazioni di fondente, selezionato dai luoghi più prestigiosi dell’America Centrale, è un ” Must “.  Questa è la meravigliosa ” colazione gioiello ”
per sommergere di felicità il tuo ipotalamo. Se mi è consentito un suggerimento, è meglio prenotare in tempo. Gli spazi sono limitati e la domanda è altissima. La ragazza mi guida,  mi prepara agli emozionanti aromi e sapori che evocano i Tropici e l’Equatore. Essi ci raccontano del sole che pervade quelle terre e dei profumi che quei terreni, accuditi e coltivati, trasferiscono alle piante e al cacao. Immersa nell’incanto che odora di favola, sobbalzo allo squillo del telefono, vicino.
– Oggi Viola non c’è. E’ lei che si occupa delle prenotazioni -.
Spiega Rosa con premura, scusandosi per l’interruzione.
Sei sorelle: Rosa, Viola, Ortensia, Iris, Margherita, Gigliola. Sei fiori, sei profumi, sei temperamenti, sei voci, sei talenti con un’unica passione:  ” vendere fiori e percorsi di felicità “. Dalla madre avevano ereditato quello stesso amore per i fiori. Lei passava la maggior parte del suo tempo in quell’edicola, e si illuminava tutta nel dire: – è una gran bella cosa rallegrare i salotti delle persone, con le mie rose -. Una donna che non si era risparmiata in niente, che faceva fatica a dire di no. Infatti, non si era mai negata al marito che, nell’ostinazione di avere il maschio, le aveva regalato ben sei figlie.
Le ragazze non erano nate sotto un cavolo, ma fra tutti quei colori, fra tutti quelli steli, fra tutti quei petali dal profumo, felice. Nel frattempo, erano cresciute e si erano laureate, ma il pensiero di dare continuità alla tradizione di famiglia, non le aveva mai abbandonate. Ognuna di loro, con il proprio talento, aveva guardato in profondità e osservato la gente attraverso la vita, penetrandola. Sei personcine davvero sveglie, che come una macchina
a raggi X, avevano  colto l’invisibile portando alla luce i bisogni delle persone.
Rosa, trentacinque anni, è la primogenita; una sognatrice  equilibrata, passionale, sensibile, vitale, romantica ma con i piedi piantati per terra.
Veste il suo nome alla perfezione. In lei, c’è il movimento perpetuo e armonioso del saper dare e del saper ricevere; ogni volta, come nella rosa, c’è un nuovo inizio per un nuovo giro di spirale.
Caschetto castano dorato e occhi verdi che ti spogliano l’anima, Rosa pulsa la vita di idee, di genio, di azione. Il primo contatto con lei l’ho avuto il giorno in cui, rientrando nella mia città, ho ricercato le storie e le leggende legate a piazza Santa Trinita, che mia madre mi raccontava durante il nostro giro domenicale, in carrozzella. Volevo toccare i profumi dell’infanzia, rivivere momenti felici e allietarmi la vista con quell’edicola, brulicante di fiori.
Aveva mantenuto il colore di un tempo, verde Ladurée, ma si era ampliata con delle pareti in cristallo che permettevano allo sguardo di perdersi nella lettura di quel luogo, fiabesco. Lì ho trovato Rosa, la splendida creatura dall’intuizione felice,  un progetto  dove ogni sorella aveva messo il proprio talento, a disposizione degli altri. E mi ha parlato di un sogno che le aveva lasciato sapori  caldi, teneri, affettuosi, indimenticabili, in bocca.
– Se creassimo l’angolo delle coccole -? Aveva realizzato Rosa, appena sveglia.
Le sorelle strette in un cerchio d’amore, accolsero l’idea.
Ma conosciamo, ad una ad una, anche le altre.
Viola, trentatré  anni appena compiuti, ha occhi azzurri e capelli rosso Tiziano. E’ una timida pensatrice, creativa e amante dei viaggi; ottima comunicatrice, amica degli animali  e amante della natura, collezionista di occhiali spiritosi e adorabile decoratrice. E’ insuperabile negli allestimenti scenografici e nelle composizioni floreali. Ogni giorno si acconcia i capelli con un fiore, in tinta con l’abito che indossa.
Ortensia, trent’anni, alta e bionda con taglio carré, ama vestire di blu ma anche di bianco, quando varca la soglia della cucina. E’ uno spirito libero che opta per la praticità di completi pantalone, e non tralascia mai un importante dettaglio:
il basco alla parigina calato sulla fronte. Si diletta a sfornare deliziosi biscotti, è lei la spettacolare pasticciera dal cuore caldo.
Iris raccoglie i capelli scuri, illuminati dalle shatush, in un morbido chignon.
Ha solo ventisette anni ma l’indiscutibile eleganza la incorona regina del salotto con i suoi preziosi e brevettati infusi, salutari. La sua bellezza è sacrale e silenziosa come quella di una dea.
Margherita, è una biondina di venticinque anni, fresca, luminosa, ironica, con una bellissima voce. Il suo colore preferito è il giallo. Sembra quasi una pratolina quando passa con il suo annaffiatoio a dare l’acqua ai fiori. Lei parla con loro e li intrattiene cantando canzoncine d’amore, dice che questo li rende felici e la loro felicità tracima. Si sparge dappertutto.
Gigliola, la più piccola, ha ventitré anni ed è pura come un giglio. Il candore della sua pelle ci ricorda la bellezza acqua e sapone. Il trucco sfumato e leggero ci racconta una ragazzina pulita che lancia al mondo promesse di bene, sapori che sanno di casa,  di buono, di frutta candita, di pere, prugne, lamponi, fragole,  frutti di bosco,  albicocche,  agrumi e di yogurt  genuino.
Profumi, fiori, colori,  sapori, soffi di vita felice frusciati dal vento.

” La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa,
ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha ”
( Jaqueline Lee Bouvier )

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

LILLY e l’ARTE del RICICLO

In fondo è sempre la stessa storia: è facile dire che la bellezza conta fino ad un certo punto, quando hai un bel faccino, sei alta, magra, con due occhioni a mandorla, e i capelli castano dorato elegantemente raccolti in uno chignon. Questo è ciò che i poco accorti pensano di me, dopo il successo della mia idea.
Mi chiamo Lilly e non sono solo bella, ai tempi della scuola i miei insegnanti, mi avevano dato il nomignolo di sbarazzina della VB, con la scintilla del genio.
Nella mia vita non mancano colpi di testa, e come un pioniere vado alla ricerca di situazioni che mi stimolano. L’immaginazione è la mia seconda pelle: amo coniare l’insolito, leggo, penso, connetto, raccolgo, creo. E questa folle eccentricità, è la mia vera benedizione: un estro che mi ha modellato addosso, una professione. In che modo ci sono arrivata? Ammetto di avere i miei piccoli segretucci e mi piacerebbe tenerli, come tesoro nascosto, ma voglio essere generosa. Ve lo dico, subito: guardo con altri occhi e apprezzo il potere del sogno, perché mi fa parlare con passione e allarga il mio mondo; viaggio e catturo nuove idee per fare le cose di sempre, in modo diverso.
Il libro ” Dalla culla alla culla ” di Mc Donough William, è stato la prima luce di un infinito ingranaggio. Al centro c’è l’America con l’attualissima Ellen Mac Arthur Foundation, fondazione no profit, con sede a Chicago. Essa fa leva sulle giovani generazioni attraverso sistemi Thinking per il futuro, con lo scopo di accelerare il passaggio dall’economia lineare produci, usa, getta, all’economia circolare. Ciò significa ripensare, riprogrammare, ridisegnare: città, servizi, case, arredi, cibo, moda con l’obiettivo di innalzare, migliorare, ottimizzare la qualità dello stile di vita, attraverso un quadro di recupero dei beni dismessi, per trasformarli e farli rivivere anche con destinazioni diverse, dall’originale. I prodotti così
ri-programmati possono guadagnarsi nicchie di mercato, circolare.
Con questa consapevolezza, lesta mi butto nel progetto che ha contribuito a darmi una vita soddisfatta: la professione di stilista online, con l’arte del riciclo e del vintage. Mi occupo di moda e sono fortunata, a soli trentacinque anni, essermi inventata un lavoro onesto, retto, meritevole. Mi sento baciata dal cielo, io che trovo immenso conforto nella natura e nel connettermi con essa.
Sotto questa carica elettrizzante, appagante, rispettosa del Pianeta, spingo al massimo ogni mia risorsa e ridisegno con l’anima, la storia della donna.
Linee semplici e sobrie, che attraverso una metamorfosi netta e precisa, tracciano l’effigie femminile che intendo riproporre. Mi avventuro nello screening, curioso e divertente, con la freschezza della giovane ricercatrice. Per meglio focalizzare i passaggi del devastante stile produci, usa, getta, in auge tutt’oggi, mi calo nell’America pre-Kennedy. E’ il tempo in cui si impazzisce per ” Mad Men “, la nota serie televisiva dagli insospettabili effetti consumistici. Alcuni pubblicitari la prendono a modello per incensare l’acquisto, compulsivo. La perfetta casalinga del Connecticut, con due auto in garage, un pollo a cuocere nel forno e la torta di mele, appena sfornata, a raffreddare sul davanzale della finestra, sfoggia la sua grande cucina super accessoriata, e si appresta a ricevere le amiche per il tè, con twin-set in cashmere, ariosa gonna longuette e filo di perle. Da questa immagine consumista di moglie angelo, mi calo nella nuova mecca di stili femminili
dove si indossa la veste green di donna emancipata e rispettosa di ecosistemi, attraverso il riciclo. Premetto che adoro il look fifty, anni ’50, e mi incanto, mi perdo in quelle cose, belle. Come resistere davanti a foulard, orologi, guanti di pelle, golfini bon ton e borsette infilate al gomito, dal gusto raffinato e ineguagliabile?
In un battibaleno, mi si accende la mente e mi lascio scivolare nell’idea: voglio riportare in auge quel look retrò che mi parla di buone maniere; voglio misurare la mia audacia nel rilanciare una figura di donna gradevole da ammirare, ascoltare, imitare. Una donna che si ricorda di spegnere il telefonino, prima di sedersi a tavola, ma soprattutto sa rispettare il Pianeta con uno stile di vita, salutare. Le coup de coeur arriva, d’impeto. In poche settimane contatto canali vintage, mi fiondo nei più sfiziosi mercatini dell’usato  e seleziono le cose dismesse, che affollano il mio baule. Disfo la maglieria per riportarla in gomitoli e rilavorarla come la fantasia, mi detta. Mi affianco di valide collaboratrici;  con la bizzarra creatività in pugno, riprogetto, ridisegno, realizzo, trasformo tutto cìò che mi passa sottomano.
Io stessa voglio essere esempio virtuoso, di vita circolare.

Creo il mio outfit e lo presento così: ” Quando il lavoro è in buone mani ”
Ri-nnovare; Ri-disegnare; Ri-pensare il bene del Pianeta, con l’obiettivo di costruire una visione circolare, combinando stile, etica, ambiente.

Ma scorriamo insieme, la galleria. Le atmosfere sono quelle dei caffè culturali della Rive Gauche, la Parigi degli artisti,  filosofi, scrittori: trench combinati con effetti bicolor, sfumati di buone maniere, e giacche sartoriali annodate sul fianco. Centrale della collezione è la maglieria con oversize, in cashmere, riciclati e abbinati a gonne midi di pelle o di gabardine, che svelano stivali in tinta; abiti di garza di lana con fantasie a righe, lunghi fino alla caviglia; i capispalla, dai toni tenui, hanno anch’essi forme maxi e fodere ad effetto;
i bottoni, spesso, rivelano la storia delle maisons più prestigiose. Le api intarsiate su sciarpe e maglie sono la punta di diamante della stagione, esse richiamano l’attenzione su questi insetti operosi, utili, indispensabili, a rischio estinzione per i nostri irriverenti atteggiamenti: l’uso di pesticidi.
Il tour continua, attraverso icone musicali anni ’60, della Beautiful London, fra camicie fiorite e completi come quelli dei Beatles, ai primi esordi; i mini abiti che sembrano appena usciti dagli schizzi di Mary Quant, sono indossati su apprezzatissimi collant 50 denari, in poliestere, ottenuto con il riciclo dei pet delle bottiglie, di plastica.
Una visita minuziosa e attenta, per assaporare quelle contaminazioni di energie fra i due stili: Brit e Parisienne, così diversi, ma così unici da creare un gioco di forme ironiche, rivisitate oggi, con tanta simpatia. I prezzi proposti sono imbattibili, vantaggiosi e accattivanti, in un batter d’occhio tutto va a ruba.
Le donne ambiscono imitarmi e ritrovarsi nel mio mondo pulito, sano, equilibrato;  atteggiamenti che testimoniano piena disponibilità ad accogliere, con fatti concreti, nuove culture di stile, fatte con garbo.
E’ un abbraccio d’amore, un agopuntura di bene alla Terra.
Il mio non è solo un progetto commerciale ma culturale, consapevole, circolare. Riscoprire i segni che rieducano all’ecosistema e bandiscono l’automaticità di gesti usa e getta, fa bene alla salute, all’ambiente, all’umore.

” Prendi una cosa qualsiasi in natura, e scoprirai che è legata a tutto il resto ”
( John Muir-naturalista scozzese )

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

Per ” LEI ” non c’è un piano B – Hello? Pianeta speaking –

Voce narrante:  Non è semplice pensare che noi fresche creature di un cosmo antichissimo, arriviamo ad influenzare gli eventi del Pianeta; eppure accade
ed è il tratto caratteristico dell’epoca in cui viviamo, l’Antropocene,
un’età dell’uomo incastonata tra le lunghissime ere geologiche. Far pace con la Natura è all’ordine del giorno, perché per la ” Terra ” non c’è un piano B
Immaginiamo, in un giorno X, che un abitante del Pianeta riceva una insolita telefonata…

Pianeta Terra: – Hello? Pianeta speaking.
Pianeta Terra chiama suo abitante -.

Voce narrante: La linea, altalenante e ballerina, ha un segnale che va e viene, eppur sufficiente a registrare il dichiarato, disperato, urlato S.O.S del Pianeta.
Le parole scandite pervengono  in lingua-clima: un parlato inusuale, allarmante, semisconosciuto.
E non perché agli uomini resti difficile impararlo, rispettarlo, divulgarlo, ma per il fatto che è più facile vivere nell’incoscienza fra sapere e non sapere, vedere e non vedere e star sospesi in un limbo menefreghista, nebuloso, assurdo, bugiardo.

Pianeta terra: – Il mio è un appello urgente, rivolto a te. E’ un grido accorato, sospirato, un urlo dilagante che invita all’ascolto, nella speranza di entrare nel tuo ” IO ” più profondo. In quel luogo santissimo, dove puoi prendere diretto contatto con la rivelazione divina, ma troppo spesso ti dimentichi di questo spirito saggio, lasciandolo in sala di attesa. La scrollata di spalle ti aiuta a far scivolar via i tuoi pesanti rimorsi di coscienza, per allungare il passo e affondare il piede nella melma di un business dissacratore e svelto, profanatore di azioni virtuose e privo di ogni etica.
Perché vuoi perderti in quei meandri sporchi fra intrighi, macchinazioni e corse assetate di potere?  Non è un cibo gentile per il corpo e per la salute, di tutti.
Perché vuoi lanciarti in quell’ambito vortex di supremazie e  accelerazioni tecnologiche? Concilia il tuo ego? Non è un buon cibo universale.
Lì, vige la regola che l’ieri è già vecchio ed obsoleto, lì la parola fatidica
è ”  consumismo “:  il produci, usa, getta, che ha soppiantato e ricoperto di detriti quel ” sapere ” che hai già dentro.
Con quale licenza stai persino rimodellando ” Madre Natura ” e l’intero sistema ecologico?
Il tuo è un tacito abuso di libertinaggio per oltraggiare, sconsacrare, macchiare la tua casa ” Terra “, alterandone l’habitat, originale -.

Voce narrante: Un gracchiare inquietante e risoluto arriva lesto, come una saetta, e scuote tutto.

Pianeta Terra: – Hello? Abitante mio, sei ancora lì con la tua cara coscienza?
Non avverto segno di emozione, apprensione o turbamento. Allora voglio raccontarmi come ” una preghiera “. E a mani giunte.
Conosci l’Olocene? Sai, quell’era geologica del giardino dell’Eden, definita la più stabile e benigna che si sia mai conosciuta? Bene, devi sapere che  essa ha rispettato la quantità di biossido di carbonio nell’atmosfera, di acidità negli oceani, di coralli nei mari, di foreste tropicali lungo l’Equatore, e di ghiaccio ai poli per favorire l’esistenza. Questa è la meraviglia  di un albero chiamato vita, che ha permesso l’equilibrio armonioso di quel rapporto sistemico relazionale fra cicli produttivi, clima, uomo, ambiente, lavoro. E nel caso di sbilanciamenti,
” Madre Natura ” interveniva, in mio soccorso, con l’intento di attutire, assorbire, attenuare piccoli discostamenti.
Oggi, ahimè, la Natura ha quasi finito i paracolpi e si è arrivati al limite della mia salute.

Voce narrante: All’altro capo del filo, silenzio profondo. Poi un sibilo stanco, nascosto, quasi segreto fruscia nel sottofondo.

Pianeta Terra: Oh! che sia un promettente risveglio? Hello, ci sei?

Voce narrante: Di nuovo un suono lontano, lontano, lontano, sembra levarsi in un vergognoso assenso.

Pianeta Terra:  Dimmi caro, in tutta onestà, pensi che si possa andare avanti così all’infinito? Voglio credere che nulla si sia perso di quell’innamoramento gioioso, genuino, puro, dolce, poetico, celebrato nel ” Cantico delle Creature “. San Francesco con la sua lode al Creato è il primo esempio di economia circolare, tanto dibattuta oggi, ma ancora poco capita nella sua vera essenza, che si può riassumere così:
” nulla si distrugge, ma tutto è cibo per qualcos’altro “.
Come non ipotizzare un mondo ricoperto di felicità cosmica, di libertà, di fratellanza, di accoglienza, di rispetto, di amore, di gratitudine, per riportare ogni cosa al suo originale splendore? E soprattutto porre un sigillo
di ” Buona Vita ” al futuro, con un diverso agire nel presente.
Lavorare insieme e rispondere alla resilienza con azioni del fare, mirate al bene comune: migliorare, sanificare, innalzare la qualità dell’abitarMi -.

Voce narrante: Uno sbuffo di tedio, aleggia nell’aria.

Pianeta Terra: – Abitante caro, tu sei prezioso per me. Non essere annoiato. Rimani in linea ancora un pò, però non schiacciarmi come il grillo parlante,
delle favole. Le ultime raccomandazioni te le sussurro all’orecchio,  una ad una, per spingerti ad essere vigile. I miei sistemi chiave sono stati spinti oltre i confini di sicurezza, definiti dall’Olocene.
Conosci ” l’Impronta ecologica “? Devi sapere che questa unità di misura calcola le risorse ancora a disposizione dell’essere umano; i cambiamenti irreversibili , mettono a rischio la mia abitabilità se non si hanno atteggiamenti di cura verso ” Madre Natura “. Essa funziona come il corpo umano, deve essere in condizioni ottimali per uno stato di salute, equilibrato. E Madre Natura è arrivata quasi alla soglia dei suoi parametri. Nove sono i suoi punti critici, e cinque sono già al di sotto del consentito. Gli altri quattro ci rientrano, per un soffio, un elenco da non perdere di vista: l’acidificazione degli Oceani, l’uso di acqua dolce, il particolato atmosferico che è uno stato di smog con pulviscoli che creano danni, alla vita vegetale ed animale. Nell’uomo produce asma e malattie polmonari. Il COVID 19 ci racconta qualcosa?
E la lista continua con plastiche e scorie che, entrando nel terreno, provocano il cambio del codice genetico di varie specie, uomo compreso. Ultimo punto, è lo strato dell’ ozono nella stratosfera. Senza questo strato protettivo molte zone della Terra sarebbero inabitabili, e il buco dell’ozono si fa sempre più grande, per l’uso di pesticidi e sostanze chimiche. Può bastare per agire?
Bello=Vero=Bene ci diceva Platone.
Con questo invito pressante, immediato, impellente  chiedo aiuto per dar voce alla mia ” Verità “, affinché non cadiate come burattini nelle mani di quei  burattinai scaltri, che adorano tirare i fili bugiardi, mettendo la  benda alla verità. Io sono già in dichiarato stato, di malattia. E per Me  non c’è un piano B

” Credo che avere la Terra e non rovinarla
sia la più bella forma d’Arte che si possa
desiderare “. ( Andy Warhol )

rubrica: capriole sull’albero-tiziana bracci

 

I BAMBINI RECLAMANO LA PROPRIA GARANZIA DI IDENTITA’

I BAMBINI RECLAMANO LA PROPRIA GARANZIA DI IDENTITA’

Sfogliando le pagine del Piccolo Lord, o seguendo le movenze di una simpatica Shirley Temple, ma anche scorrendo i fotogrammi di un film di Luchino Visconti, ci immergiamo nel piacevole ” remind ” di un mondo lontano, indimenticabile, nostalgico.
Un Universo che si riflette nei volti di quei bambini, prescelti protagonisti di opere, romanzi, film in cui domina gusto, stile, tradizione. L’adulto è catturato dal bambino vestito con estrema cura, dagli abili costumisti di scena, o da scrittori fantasiosi che lo raccontano fasciato in un tipico cappottino tweed con scarpette laccate, chiuse con un solo bottone.
Un’eleganza ispirata ad ideali classici, troppo spesso, travolta dai frettolosi e mutevoli mood delle mode.
E’ raro ritrovare quei canoni che hanno affascinato i più grandi artisti, modelli che tanto ci ricordano i sognanti dipinti di Pietro Marussig, ma anche lo stile indiscutibile delle bambine di Thomas Gainsborough, abitini confinati, negli appositi fashion spaces, di una delle tante sale del Victoria and Albert Museum, da ammirare, ancora oggi, a Londra.
Da tempo, ormai, sono tramontati molti miti. E tra questi anche quell’eleganza semplice, raffinata, benevola, che sa essere grata e sa rispettare i piccoli.
Per strada è sempre più difficile imbattersi in bambini, vestiti da bambini.
E’ subentrata una moda impietosa che ha reciso, con taglio netto, l’agio e il piacere di vestire spontaneità, leggerezza, comfort, precludendo a queste innocenti creature il sacrosanto diritto di essere bambini.
I nostri piccoli reclamano la garanzia di una identità, propria.
Perché spodestarli del loro ruolo per proiettarli, prematuramente, nella cultura degli adulti? In poche parole il mondo del fanciullo tende ad essere dimenticato dai grandi, che cercano di imporre uno stile, distante da quella ingenua sensibilità.
Fortunatamente, c’è ancora qualcuno che prova a restituire a quei ragazzini il patrimonio di cui sono stati spogliati: gli abiti che li identificano.
Fra le voci, rare, che si sono levate a tutela di questo loro prezioso diritto, spicca il nome di Elena Ferrucci, milanese,  apprezzata depositaria di tradizioni e valori. E’ la mamma attenta, distinta, gentile, di tre figlie; e negli anni, ha disegnato con ammirevole passione, il mondo dei piccoli: una deliziosa tribù
di ” Trottolini ” che rieduca al gusto del bello, della praticità, della comodità, nel totale rispetto del bambino. Sono modelli classici, affidati alla sua fantasia, dove l’uso accurato dei lini, dei ricami, degli intarsi, si coniuga con raffinatezza alla scelta dei tessuti, caratterizzati da disegni e linee sobrie.
Lei sa osservare, i suoi bambini.
Un modo di porsi che ci riconduce, direttamente, ad una delle innumerevoli citazioni della mitica Maria Montessori:
– Gli adulti sono ciechi ed i bambini dei veggenti -.
Elena sa rapportarsi a loro, li sa vedere con altri occhi:  ripensa, medita, agisce nel modo migliore per garantire benessere, a quei piccoli desiderosi di coccole. E sapete cosa emerge dal suo grande lavoro d’arte e ricerca?
Ve lo dico, subito: il bambino vestendo modelli disegnati e realizzati con materiali appropriati, si trasforma in una creatura tranquilla, calma, felice, ma curiosa. Elena pensa da donna, ma soprattutto è una mamma.
E’ una pensatrice di visionary company, delicata, amorevole, rispettosa.
Lei sa portare il valore della femminilità in un settore, quasi dominato dai maschi. Lei sa vedere il bambino nella sua verità: non creatura inferiore, ma potenzialità assoluta del futuro.
Amo chiudere l’articolo con un’altra bellissima frase di Maria Montessori:

” Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e d’aiuto,
questo aiuto non potrà venire che dal bambino,
perché in lui si costruisce l’uomo “

 

tiziana bracci-rubrica:
capriole sull’albero

 

 

 

 

 

 

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Secondo il fotografo americano, Andri  Cauldwell, vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero, è una gioia per l’anima.
A mio avviso, è la citazione più rappresentativa di una meravigliosa verità: la concretezza naturale, di ogni particella di vita. Dio contemplò se stesso e creò il creato. Quello che noi conosciamo come vita, in forma planetaria ed in forma animale, trova la sua massima espressione nella mascolinità e femminilità.
E’ nel contenuto della nostra storia e della nostra cultura, cercare l’altra parte di sé; essa può essere trovata, solamente, attraverso la fusione con l’altro genere; non è solo fisica, ma anche emozionale e mentale; si può battezzare fusione
” d’essenza d’anima “.
Questa premessa, perché sfogliando le pagine dei quotidiani e rivedendo le belle immagini della regina Elisabetta e del sua amato Filippo, vorrei dare l’addio al duca di Edimburgo, a modo mio.
Risulterà, forse , un’idea ambiziosa? Un pezzo insolito e inusuale?
Su di lui è stato scritto molto, tutto, o quasi tutto.
Perché non occuparmi di ciò che  può essere sfuggito, alla penna di altri?
Perché non ridisegnare, con la matita dell’anima, il timido incontro
fra i due principini?
Corre l’anno 1939: lui si chiama Filippo, bello, atletico ed aitante; lei,
appena tredicenne, la chiamano, amorevolmente, Lilibet.
Galeotta è la visita a Darmouth, di re Giorgio VI con la moglie Elisabetta e le loro due figlie. Durante la partita di tennis, al college navale, più di una volta si incrociano sguardi garbati, gentili ma intensi, fra Philip Mounbatten, nato principe di Grecia e Danimarca, e la giovane Lilibet, nata principessina di Inghilterra e designata ad essere futura regina, del Regno Unito.
Da quel momento, il diciottenne dai capelli biondissimi e la principessina in erba, rimangono incollati con una fitta e regolare corrispondenza, senza perdere occasione per rivedersi.
Le loro anime si riconoscono, a loro insaputa, come ” anime gemelle “, e vogliono stare insieme, a lungo.
Nel 1947 Filippo ed Elisabetta si sposano, loro sono magnificamente belli, nobili, innamorati.
Winston Churchill, quasi un secondo padre per la futura regina, osa affermare:
– Ecco un flash di colore, nel grigio del dopoguerra -.
Il duca di Edimburgo, rispettoso del ruolo della moglie, è sempre un passo dietro la regina, ma sa stare un passo avanti con la modernità e la tecnologia;
la sua mente intuitiva e veloce è pronta, prima degli altri, a captare il cambiamento.
Vero è che non si può essere perfetti, in tutto; lui è anche molto chiacchierato, amante della mondanità e del divertimento, talvolta, si imbatte in qualche caduta extraconiugale, ma lanci la prima pietra chi è senza peccato.
La moglie intelligente, vivace, riflessiva, sa discernere e perdonare le scivolate del marito. In fondo, Filippo ama la famiglia, Elisabetta gli attribuisce, inoltre,
un’altra grande dote: lui sa farla ridere, molto. Fra loro c’è intensa complicità,
c’è amore vero, c’è intesa per superare gli inciampi, c’è la consapevolezza
di voler stare, insieme.
Settantatre  anni di una lunga storia d’amore e di vita, nel bene e nel male.
Esistono forme di unioni più alte di quelle che si possono esprimere, e più forti delle grandi forze. Quelli che hanno il privilegio di sperimentarle non si separano più. Essi diventano uno solo, al di là delle distinzioni fisiche.
Chi si riconosce in queste unioni speciali, scopre la gioia impareggiabile di vivere insieme nella completezza.
Sembra che, ad ognuno di noi, sia riservata questa opportunità in amore o nell’amicizia. A  volte queste persone si incontrano, ma non si riconoscono. Possono avvertire il forte legame, sentire la carica potenziale che li unisce, perché il cuore sa ciò che la mente ancora ignora, ma il sopraggiungere della ragione con le sue paure ed i suoi problemi, può far perdere l’attimo.
Un velo si depone sul cuore, ed oscura tutto. Anche se uno dei due ha
la chiara visione, l’altra persona può scegliere di rimanere nella cecità,
senza farsi aiutare a dissipare quel velo. Il destino può essere così, delicato.
Quando invece, come Lilibet e Filippo, ancora in tenera età, si riconoscono,
non c’è vulcano che erompa con maggiore energia! La forza sprigionata è enorme. A lasciar capire di essere di fronte alla gemella d’anima,
c’è uno sguardo, una pulsione, un’emozione, un tocco della mano.
E l’io più profondo balza alla vita, perché è il tocco che desta.
La vita si veste di divino e di mondano, di sacro e di profano, di bello e di brutto, per raggiungere i confini dell’uno e si nutre di misticismo fra spiritualità e sesso.
E’ nell’oscuro grembo materno, dove tutto è tenebra e nero, che si comprende la trasmutazione nel bianco bagliore, di luce: i figli sono la continuità di un progetto d’amore incondizionato, fatto ad immagine e somiglianza, di Dio.
Filippo ed Elisabetta, con la nascita dei quattro figli: Carlo principe del Galles,
Anna principessa reale, Andrea duca di York, Edoardo conte di Wessex, compiono in pienezza, il loro piano d’amore.
Spiritualità e fisicità sono, in realtà, una cosa sola. Non c’è separazione, ma tutto è armonia, poesia, melodia, suono, colore, forma. Il suono della parola penetra lo spirito e crea relazione con l’energia dell’uomo, attraverso una musica vibrazionale, che genera forme di vita, diverse; tutte vanno a colorarsi nell’anima con sfumature di bianco e di nero, come i tasti di un pianoforte.

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

 

Carote in… vista

 

 

Non sono questi due chili e mezzo,
presi durante il lock down di Pasqua che mi preoccupano, ma sono le carote!!!
Vedo carote dappertutto… nel mio drink, nella faccia del cliente che mi siede davanti, nella mia borsetta da passeggio, è una vera ossessione.
E come se non bastasse, mi chiamo anche Carlotta, con la ” C ” di carota.
Da tre giorni mi sono fiondata nel piacevole conto alla rovescia, della mia dieta.
Grazie a Dio oggi è venerdì, da domani liberi tutti. Fine del tormento.
E dire che il danno è cominciato per qualche fetta gentile, di schiacciata
di Pasqua. Ma quante esattamente? Non lo so.
La situazione si è complicata quando, la birba, non voleva stare da sola in mezzo alle mie papille gustative. Non lo nego: ho ceduto. La carne è debole.
Come potevo restare indifferente?
Lei mi invitava, mi supplicava, mi pregava di accompagnarla al buon cioccolato fondente delle uova pasquali, sistemate sul piano della credenza, verde Ladurée.  Ma quante erano? Meglio non indagare.
Vero è, che hanno fatto un eccellente lavoro, calorico s’intende: mi sono lievitate addosso.
Ed oggi, eccomi qua a lottare con delle tristissime carote, con tutto il rispetto possibile per questa ” Santa verdura “, così preziosa alla vista e tanto ricca di sana vitamina, preferisco tenerla lontana da me, per un pò.
Come si dice? Lontana dagli occhi, lontana dal cuore.
Ah! dimenticavo… un  sentito grazie di riconoscenza, alle carote.
Sono rientrata nei miei jeans, attillatissimi.

” Le cose più belle della vita,
o sono immorali, o sono illegali, o fanno ingrassare “. ( George Bernard Shaw )


rubrica: capriole sull’albero-tiziana bracci

Cin cin… con gli occhiali

 

Quale divertimento migliore,
per una giovane donna come Emma, cresciuta in jeans, enfatizzare le curve con un tubino rosa shoking, lasciar scivolare dalla spalla morbide piume di struzzo, infilare scarpe vertiginose…e scappar via, per l’aperitivo?
Con spontanea disinvoltura, lei confessa che, a differenza dei tempi della mamma in cui le ragazze si facevano belle per uscire con i fidanzati, oggi ci si acconcia per uscire con le amiche.
I morosi? Troppo distratti, per apprezzare.
Molto meglio uscire con l’Ombretta, lei è una tipa carismatica, stravagante, spiritosa, ha sempre pizzichi di vita, degli altri, da raccontare. Occupandosi di teatro, amatoriale, si improvvisa anche attrice, mimando certe situazioni.
E’ veramente uno spasso!
Porta fasce ad effetto, fra i capelli, e occhiali in finta tartaruga che non toglie mai, neppure all’imbrunire; i suoi pant e top sono sempre coloratissimi.
La sua mease, così allegra e vivace, la rende frizzante come lo champagne, a colazione. non si separa mai dalla piccola ” diva ” Lulù, una bisbetica cagnolina che adora farsi trasportare in borse firmatissime, al massimo dello chic.
Noi con le nostre bocche vermiglio, mani curatissime e aria da funny girls, brindiamo con magiche, miracolose, spumeggianti bollicine.
La frase fatidica?
” Cin cin… con gli occhiali ” a noi ragazze di oggi, ragazze fidanzatissime ma amanti di spazi libertini, innocui e puri, ragazze brillanti, ragazze curiose, ragazze geniali, ragazze pensanti, ragazze bellocce e di sentimento, ragazze danzanti in punta d’amore, ragazze speciali dai grandi sorrisi, ragazze teatranti dai mille risvolti, ragazze di moda, ragazze un pò folli e banali… giammai, ragazze dei brutti e simpatici ma anche dei belli con neuroni attivati, ragazze a colori, ragazze fiorite, ragazze con segreti nascosti dietro l’occhiale, dal taglio a farfalla. Segreti custoditi dall’Ombretta ma arrovesciati sull’Emma, come una brocca d’acqua dal getto scrosciante, in una sera d’estate, di fronte al tramonto nascente e con un mitico ” cin cin… con gli occhiali “.
Buona Vita,
Emma & Ombretta

” Voglio essere felice perché fa bene alla salute ” ( Voltaire )

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero.

 

LA TINOZZA della NONNA

Impazzivo per  quella tinozza,
miracolosamente, strappata dalle mani del rigattiere. Da brava parigina amo girare, di sabato, per mercatini dell’usato; quello più noto è il ”  mercato delle pulci ”  alle porte di Parigi, a St-Ouen, ma io preferisco addentrarmi, con  spirito pionieristico, nei vicoli sconosciuti alla massa, dove ancora oggi si può fiutare, con piccole astuzie, dei veri tesori a prezzi modici.
La stravagante Odette, che sarei … io,  adora  mixare gli stili;
mobili Ikea possono stare benissimo accanto a mobili di design,  o a mobili   accatastati uno sull’altro, scovati per caso, nell’ oscura botteguccia di un antiquario, senza pretese. Mi sono sentita  un pò  schizofrenica quando, con sguardo felino, ho adocchiato  quella cosa curiosa, a me tanto cara.
D’mpeto, mi sono detta: – E’ mia -.
Adagiata in un buco, dove era quasi impossibile scorgerla, ho ritrovato la carezza, della nonna. E’ stato un colpo di fulmine,  irreversibile.  Ora dovevo essere brava a farmi vedere non troppo interessata, per portare via quella tinozza dell’ infanzia, con poca spesa.
E risentivo le parole di  mia nonna: -Odette, mon trèsor, c’est l’heure pour
” le bain de douceur “- !
Parole che mi colorano l’anima. E ho ripitturato quella frase, sulla  dolce e amabile tinozza. Per chi ama il funky, come me, si diverte a dipingere di rosa anche gli stucchi dei soffitti del vecchio appartamento, nella centralissima Parigi. Distruggerli? Sarebbe un ignobile delitto.
La mia ” salle de bain “, con quel pezzo di cuore, è una vera delizia; a me piace rinnovare l’arredamento, ogni tanto, è come fare un lifting alla casa. Non è deprimente vedere invecchiare i mobili con noi?
Piccoli tocchi, portano il buonumore all’ambiente e illuminano la vita.
Vi rivelo una chicca. Ogni domenica, in quella tinozza, inauguro la mia
” grasse  matinée “,  con un trionfale bagno di luce.
Mi tuffo  nello spirito dell’ infanzia e godo quella ” felicità bambina “.

” Io non cresco
dentro di me, c’è sempre
il bambino della mia infanzia “. ( Escher )

                tiziana bracci – rubrica: capriole sull’albero “

BEA…GURU DELLA BELLEZZA

Leggeva e rileggeva quella pagina de ” Il pittore della vita moderna ” di Baudelaire, senza andare avanti. Citazioni che parlavano della cura della donna,  e  lodavano le attenzioni che essa si concedeva per apparire magica, quasi un idolo da adorare.
Civettuola, ricorreva a mille artifici per farsi seduttiva ed elevare la sua bellezza al di sopra di ciò che la natura le aveva dato, per meglio soggiogare i cuori.
Bea incantata, come Alice nel paese delle meraviglie, sembrava essere entrata dentro un bellissimo sogno; plagiata, travolta, contagiata… aveva preso la sua risoluta decisione:- Voglio imparare tutto, per piacermi e per piacere.
In un batter d’occhio, studiò a memoria quella lettera aperta di raccomandazioni, e la sperimentò su di sè.
Con maestria stendeva il fondotinta usando il pennello, e si divertiva a far scomparire ogni imperfezione, della carnagione. Scoprì che, veramente, il trucco trasformava, migliorava, illuminava, compattava la grana ed il colore della pelle, accostando immediatamente la figura femminile ad una statua, cioè a un essere divino, superiore. Baudelaire in quelli scritti si era fatto profeta di scenari futuri. Si coglieva, in lui, il bisogno di rifiutare ciò che era spontaneo, istintivo, vero, per benedire l’artificiale. Si esaltava un corpo, non da esibire nella sua autenticità, ma da coprire, da modellare, da modificare. Forse spinto dalla tendenza di difendere l’anima sotto strati di veli? E diventare altro da ciò che si era? Questo obiettivo trovava il suo vertice più alto nella moda, che si prendeva il lusso di scherzare con la coscienza, aderendo all’apparire.
La maschera di Bea si rifletteva nello specchio del sogno…un sogno nato per gioco, ma che timidamente aveva preso vita, respirava, camminava, si innalzava, si faceva perbene e andava in scena.

Bea diventa la ” guru della bellezza ” e collega le donne all’educazione dell’eleganza, alla misura, ai comportamenti sociali. Questo esercizio di abilità faceva parte di una strategia di rapporto con il maschile.
Ingrandire gli occhi, disciplinare le sopracciglia, ridisegnare la bocca…
Un tocco di rossetto, soppianta la tristezza, e non a caso è il cosmetico più comprato. E’ una coccola psicologica, un dettaglio di stile che ti fa sentire a posto e ti risolve il look, ma deve essere di grande qualità per trattare, proteggere, idratare la mucosa labiale.
Come scegliere il rossetto? Te lo dice, Bea.
Per il make-up artist, esso è come l’abito di punta in una sfilata, e le griffe considerano le labbra al pari di un accessorio.
E Bea adora Chanel, nella tonalità di rouge Coco, adatto a tutte le carnagioni.
E sempre Bea raccomanda:
– Sei triste? Hai un cruccio amoroso?
Prenditi cura del tuo viso, truccati, applica un rossetto rosso e vai all’attacco. Gli uomini detestano le donne piagnucolose, ci ricordava madame Coco.
Il rossetto è un simbolo, un oggetto, una firma, un’arma seducente, un ninnolo prezioso con cui giocare… e ad ogni donna, il suo.

” Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara ” – Marilyn Monroe

rubrica: ” capriole sull’albero ” tiziana bracci

” SOUPE à L’OIGNON ” a COLAZIONE

A’ la Coupole,
avevo mangiato un’ottima ” soupe à l’oignon “, ricordo che nell’occasione mandai i complimenti allo chef, ancor prima di scoprire che il piatto rientrava nelle specialità della brasserie di Montparnasse, insieme ad ostriche e molluschi. Proprio per questo il locale, in perfetto stile Liberty, era sempre pieno zeppo. Rinomato e ben frequentato, a quei tavoli si erano seduti veri giganti dell’arte, e ancora oggi lì regnano gli schizzi, su carta gialla,
di Toulose Lautrec. Eh sì, con questo pensiero… stavo già organizzando, mentalmente, la visita di Margherita, l’amica italiana ospite da me, per qualche giorno. Arrivo previsto per dopodomani, in mattinata.
Conto alla rovescia… per una colazione perfetta ( pranzo italiano ).
Premetto che non ho mai amato stare ai fornelli, ma adoravo accoglierla con un pranzo parisienne… chez  moi, Il mio saluto di benvenuto.
L’idea di una sublime ” soupe à l’oignon “, non era male. Da qualche parte dovevo avere ancora la ricetta, strappata di sottobanco a quello chef super stellato, de ” la Coupole “. Tre erano le regole d’oro da osservare rigorosamente: prodotti freschi; cipollotti du ”  marché d’Aligre ” un pittoresco mercatino, nel 12° arrondissement, molto amato dai parigini e affollatissimo per la qualità offerta; come terza raccomandazione l’ingrediente ” amore “… che non si può comprare ma è l’elemento assoluto, unico, miracoloso, per la riuscita di una insuperabile ” soupe à l’oignon “.
Si narra in giro che sia stata un’invenzione del re Luigi XV, in persona. Una sera, colto da un insolito appetito, mise insieme ciò che la cucina dava: cipolle, burro, emmental, champagne. Et  voila le jeu est fini.
In un battibaleno, avevo snocciolato un autentico menu parigino. Con il vino potevo bilanciare i sapori, ed associare alla dolcezza della cipolla un bianco, acido, profumato, come il Sauvignon.
Per il dessert la gloriosa tarte tatine sarebbe stata magnifica, andavo sul sicuro e rientrava nella tradizione francese. Come succede per la moda e l’arredamento ” less is more ” non strafare garantisce un’atmosfera rilassata, serena, leggera. Un modo di ricevere, che libera dal vecchio codice e rende l’incontro più allegro, vivace, spontaneo.
Già ero divertita all’idea  di vivere le ” marché d’Aligre “,  solo come una parigina sa fare. Perlustrare, scovare, trovare…immersa nel cuore verde che batte al centro del mercato. Un vero salotto all’aria aperta e ognuno si affaccia su quel giardino per condividere, ammirare, toccare, anche solo con lo sguardo, quell’atmosfera schietta e rigenerante.

Nell’esposizione di verdure, frutta e fiori… tradizione, passione, eccentricità  si mescolano, si abbinano, si sposano, e d’impeto entrano nell’anima del visitatore per guadagnarsi il posto dell’acquisto,  e portare bontà sulla tavola gentile, dei parigini. Salto da una bancarella all’altra fra peonie, ortensie, rose, frutti esotici e verdure di ogni tipo, felice di essere approdata in mezzo a quella sorta di eco-museo, naturale e interattivo, per riscoprire il piacere di cucinare porri e cipollotti, verdi-viola odoranti di freschezza, vogliosi di esser cotti e mangiati, a lenti ritmi, per deliziare il palato. In un batter di ciglia intuisco di essere in un’isola felice, dove tutto è poesia, armonia, fantasia itinerante. Striscio e mi muovo fra la gente, quasi a passi di danza…frusciando in mezzo al vociare impetuoso di accalorati venditori, che esaltano la qualità della loro merce. E’ il vulcanico piacere che Margherita mi ha regalato, inconsapevolmente. E questa è la stagione giusta, per assaporare l’attimo di una preghiera che nasce libera dal cuore, il semplice gesto d’amore volto all’amica, quel volto…risvolto che mi ha donato un micro mondo incorniciato di verde. Sogno… o sono dentro un quadro burlesco, dell’Arcimboldo?

Grazie Margherita, portatrice di allegoriche emozioni, di intensi profumi, di ritmi festosi, di tradizioni francesi rivisitate, di definiti decori, di tempi leggeri, di voci vive, di gioiose preghiere, di sani richiami ai veri sapori… della vita.
Evviva l’amicizia, evviva l’amore, evviva la preghiera silente, accorata, illuminante…
Evviva il tuo arrivo nel piccolo appartamento di una Montmartre  sveglia e colorita, originale e suggestiva. Qui vivo insieme a Jolie, ” ma petite chat “.
Vedrai ci divertiremo: Liza, Jolie, Margherita… il simpatico trio.

rubrica: ” capriole sull’albero ” tiziana bracci.