I BAMBINI RECLAMANO LA PROPRIA GARANZIA DI IDENTITA’

I BAMBINI RECLAMANO LA PROPRIA GARANZIA DI IDENTITA’

Sfogliando le pagine del Piccolo Lord, o seguendo le movenze di una simpatica Shirley Temple, ma anche scorrendo i fotogrammi di un film di Luchino Visconti, ci immergiamo nel piacevole ” remind ” di un mondo lontano, indimenticabile, nostalgico.
Un Universo che si riflette nei volti di quei bambini, prescelti protagonisti di opere, romanzi, film in cui domina gusto, stile, tradizione. L’adulto è catturato dal bambino vestito con estrema cura, dagli abili costumisti di scena, o da scrittori fantasiosi che lo raccontano fasciato in un tipico cappottino tweed con scarpette laccate, chiuse con un solo bottone.
Un’eleganza ispirata ad ideali classici, troppo spesso, travolta dai frettolosi e mutevoli mood delle mode.
E’ raro ritrovare quei canoni che hanno affascinato i più grandi artisti, modelli che tanto ci ricordano i sognanti dipinti di Pietro Marussig, ma anche lo stile indiscutibile delle bambine di Thomas Gainsborough, abitini confinati, negli appositi fashion spaces, di una delle tante sale del Victoria and Albert Museum, da ammirare, ancora oggi, a Londra.
Da tempo, ormai, sono tramontati molti miti. E tra questi anche quell’eleganza semplice, raffinata, benevola, che sa essere grata e sa rispettare i piccoli.
Per strada è sempre più difficile imbattersi in bambini, vestiti da bambini.
E’ subentrata una moda impietosa che ha reciso, con taglio netto, l’agio e il piacere di vestire spontaneità, leggerezza, comfort, precludendo a queste innocenti creature il sacrosanto diritto di essere bambini.
I nostri piccoli reclamano la garanzia di una identità, propria.
Perché spodestarli del loro ruolo per proiettarli, prematuramente, nella cultura degli adulti? In poche parole il mondo del fanciullo tende ad essere dimenticato dai grandi, che cercano di imporre uno stile, distante da quella ingenua sensibilità.
Fortunatamente, c’è ancora qualcuno che prova a restituire a quei ragazzini il patrimonio di cui sono stati spogliati: gli abiti che li identificano.
Fra le voci, rare, che si sono levate a tutela di questo loro prezioso diritto, spicca il nome di Elena Ferrucci, milanese,  apprezzata depositaria di tradizioni e valori. E’ la mamma attenta, distinta, gentile, di tre figlie; e negli anni, ha disegnato con ammirevole passione, il mondo dei piccoli: una deliziosa tribù
di ” Trottolini ” che rieduca al gusto del bello, della praticità, della comodità, nel totale rispetto del bambino. Sono modelli classici, affidati alla sua fantasia, dove l’uso accurato dei lini, dei ricami, degli intarsi, si coniuga con raffinatezza alla scelta dei tessuti, caratterizzati da disegni e linee sobrie.
Lei sa osservare, i suoi bambini.
Un modo di porsi che ci riconduce, direttamente, ad una delle innumerevoli citazioni della mitica Maria Montessori:
– Gli adulti sono ciechi ed i bambini dei veggenti -.
Elena sa rapportarsi a loro, li sa vedere con altri occhi:  ripensa, medita, agisce nel modo migliore per garantire benessere, a quei piccoli desiderosi di coccole. E sapete cosa emerge dal suo grande lavoro d’arte e ricerca?
Ve lo dico, subito: il bambino vestendo modelli disegnati e realizzati con materiali appropriati, si trasforma in una creatura tranquilla, calma, felice, ma curiosa. Elena pensa da donna, ma soprattutto è una mamma.
E’ una pensatrice di visionary company, delicata, amorevole, rispettosa.
Lei sa portare il valore della femminilità in un settore, quasi dominato dai maschi. Lei sa vedere il bambino nella sua verità: non creatura inferiore, ma potenzialità assoluta del futuro.
Amo chiudere l’articolo con un’altra bellissima frase di Maria Montessori:

” Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e d’aiuto,
questo aiuto non potrà venire che dal bambino,
perché in lui si costruisce l’uomo “

 

tiziana bracci-rubrica:
capriole sull’albero

 

 

 

 

 

 

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Secondo il fotografo americano, Andri  Cauldwell, vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero, è una gioia per l’anima.
A mio avviso, è la citazione più rappresentativa di una meravigliosa verità: la concretezza naturale, di ogni particella di vita. Dio contemplò se stesso e creò il creato. Quello che noi conosciamo come vita, in forma planetaria ed in forma animale, trova la sua massima espressione nella mascolinità e femminilità.
E’ nel contenuto della nostra storia e della nostra cultura, cercare l’altra parte di sé; essa può essere trovata, solamente, attraverso la fusione con l’altro genere; non è solo fisica, ma anche emozionale e mentale; si può battezzare fusione
” d’essenza d’anima “.
Questa premessa, perché sfogliando le pagine dei quotidiani e rivedendo le belle immagini della regina Elisabetta e del sua amato Filippo, vorrei dare l’addio al duca di Edimburgo, a modo mio.
Risulterà, forse , un’idea ambiziosa? Un pezzo insolito e inusuale?
Su di lui è stato scritto molto, tutto, o quasi tutto.
Perché non occuparmi di ciò che  può essere sfuggito, alla penna di altri?
Perché non ridisegnare, con la matita dell’anima, il timido incontro
fra i due principini?
Corre l’anno 1939: lui si chiama Filippo, bello, atletico ed aitante; lei,
appena tredicenne, la chiamano, amorevolmente, Lilibet.
Galeotta è la visita a Darmouth, di re Giorgio VI con la moglie Elisabetta e le loro due figlie. Durante la partita di tennis, al college navale, più di una volta si incrociano sguardi garbati, gentili ma intensi, fra Philip Mounbatten, nato principe di Grecia e Danimarca, e la giovane Lilibet, nata principessina di Inghilterra e designata ad essere futura regina, del Regno Unito.
Da quel momento, il diciottenne dai capelli biondissimi e la principessina in erba, rimangono incollati con una fitta e regolare corrispondenza, senza perdere occasione per rivedersi.
Le loro anime si riconoscono, a loro insaputa, come ” anime gemelle “, e vogliono stare insieme, a lungo.
Nel 1947 Filippo ed Elisabetta si sposano, loro sono magnificamente belli, nobili, innamorati.
Winston Churchill, quasi un secondo padre per la futura regina, osa affermare:
– Ecco un flash di colore, nel grigio del dopoguerra -.
Il duca di Edimburgo, rispettoso del ruolo della moglie, è sempre un passo dietro la regina, ma sa stare un passo avanti con la modernità e la tecnologia;
la sua mente intuitiva e veloce è pronta, prima degli altri, a captare il cambiamento.
Vero è che non si può essere perfetti, in tutto; lui è anche molto chiacchierato, amante della mondanità e del divertimento, talvolta, si imbatte in qualche caduta extraconiugale, ma lanci la prima pietra chi è senza peccato.
La moglie intelligente, vivace, riflessiva, sa discernere e perdonare le scivolate del marito. In fondo, Filippo ama la famiglia, Elisabetta gli attribuisce, inoltre,
un’altra grande dote: lui sa farla ridere, molto. Fra loro c’è intensa complicità,
c’è amore vero, c’è intesa per superare gli inciampi, c’è la consapevolezza
di voler stare, insieme.
Settantatre  anni di una lunga storia d’amore e di vita, nel bene e nel male.
Esistono forme di unioni più alte di quelle che si possono esprimere, e più forti delle grandi forze. Quelli che hanno il privilegio di sperimentarle non si separano più. Essi diventano uno solo, al di là delle distinzioni fisiche.
Chi si riconosce in queste unioni speciali, scopre la gioia impareggiabile di vivere insieme nella completezza.
Sembra che, ad ognuno di noi, sia riservata questa opportunità in amore o nell’amicizia. A  volte queste persone si incontrano, ma non si riconoscono. Possono avvertire il forte legame, sentire la carica potenziale che li unisce, perché il cuore sa ciò che la mente ancora ignora, ma il sopraggiungere della ragione con le sue paure ed i suoi problemi, può far perdere l’attimo.
Un velo si depone sul cuore, ed oscura tutto. Anche se uno dei due ha
la chiara visione, l’altra persona può scegliere di rimanere nella cecità,
senza farsi aiutare a dissipare quel velo. Il destino può essere così, delicato.
Quando invece, come Lilibet e Filippo, ancora in tenera età, si riconoscono,
non c’è vulcano che erompa con maggiore energia! La forza sprigionata è enorme. A lasciar capire di essere di fronte alla gemella d’anima,
c’è uno sguardo, una pulsione, un’emozione, un tocco della mano.
E l’io più profondo balza alla vita, perché è il tocco che desta.
La vita si veste di divino e di mondano, di sacro e di profano, di bello e di brutto, per raggiungere i confini dell’uno e si nutre di misticismo fra spiritualità e sesso.
E’ nell’oscuro grembo materno, dove tutto è tenebra e nero, che si comprende la trasmutazione nel bianco bagliore, di luce: i figli sono la continuità di un progetto d’amore incondizionato, fatto ad immagine e somiglianza, di Dio.
Filippo ed Elisabetta, con la nascita dei quattro figli: Carlo principe del Galles,
Anna principessa reale, Andrea duca di York, Edoardo conte di Wessex, compiono in pienezza, il loro piano d’amore.
Spiritualità e fisicità sono, in realtà, una cosa sola. Non c’è separazione, ma tutto è armonia, poesia, melodia, suono, colore, forma. Il suono della parola penetra lo spirito e crea relazione con l’energia dell’uomo, attraverso una musica vibrazionale, che genera forme di vita, diverse; tutte vanno a colorarsi nell’anima con sfumature di bianco e di nero, come i tasti di un pianoforte.

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

 

Carote in… vista

 

 

Non sono questi due chili e mezzo,
presi durante il lock down di Pasqua che mi preoccupano, ma sono le carote!!!
Vedo carote dappertutto… nel mio drink, nella faccia del cliente che mi siede davanti, nella mia borsetta da passeggio, è una vera ossessione.
E come se non bastasse, mi chiamo anche Carlotta, con la ” C ” di carota.
Da tre giorni mi sono fiondata nel piacevole conto alla rovescia, della mia dieta.
Grazie a Dio oggi è venerdì, da domani liberi tutti. Fine del tormento.
E dire che il danno è cominciato per qualche fetta gentile, di schiacciata
di Pasqua. Ma quante esattamente? Non lo so.
La situazione si è complicata quando, la birba, non voleva stare da sola in mezzo alle mie papille gustative. Non lo nego: ho ceduto. La carne è debole.
Come potevo restare indifferente?
Lei mi invitava, mi supplicava, mi pregava di accompagnarla al buon cioccolato fondente delle uova pasquali, sistemate sul piano della credenza, verde Ladurée.  Ma quante erano? Meglio non indagare.
Vero è, che hanno fatto un eccellente lavoro, calorico s’intende: mi sono lievitate addosso.
Ed oggi, eccomi qua a lottare con delle tristissime carote, con tutto il rispetto possibile per questa ” Santa verdura “, così preziosa alla vista e tanto ricca di sana vitamina, preferisco tenerla lontana da me, per un pò.
Come si dice? Lontana dagli occhi, lontana dal cuore.
Ah! dimenticavo… un  sentito grazie di riconoscenza, alle carote.
Sono rientrata nei miei jeans, attillatissimi.

” Le cose più belle della vita,
o sono immorali, o sono illegali, o fanno ingrassare “. ( George Bernard Shaw )


rubrica: capriole sull’albero-tiziana bracci

Cin cin… con gli occhiali

 

Quale divertimento migliore,
per una giovane donna come Emma, cresciuta in jeans, enfatizzare le curve con un tubino rosa shoking, lasciar scivolare dalla spalla morbide piume di struzzo, infilare scarpe vertiginose…e scappar via, per l’aperitivo?
Con spontanea disinvoltura, lei confessa che, a differenza dei tempi della mamma in cui le ragazze si facevano belle per uscire con i fidanzati, oggi ci si acconcia per uscire con le amiche.
I morosi? Troppo distratti, per apprezzare.
Molto meglio uscire con l’Ombretta, lei è una tipa carismatica, stravagante, spiritosa, ha sempre pizzichi di vita, degli altri, da raccontare. Occupandosi di teatro, amatoriale, si improvvisa anche attrice, mimando certe situazioni.
E’ veramente uno spasso!
Porta fasce ad effetto, fra i capelli, e occhiali in finta tartaruga che non toglie mai, neppure all’imbrunire; i suoi pant e top sono sempre coloratissimi.
La sua mease, così allegra e vivace, la rende frizzante come lo champagne, a colazione. non si separa mai dalla piccola ” diva ” Lulù, una bisbetica cagnolina che adora farsi trasportare in borse firmatissime, al massimo dello chic.
Noi con le nostre bocche vermiglio, mani curatissime e aria da funny girls, brindiamo con magiche, miracolose, spumeggianti bollicine.
La frase fatidica?
” Cin cin… con gli occhiali ” a noi ragazze di oggi, ragazze fidanzatissime ma amanti di spazi libertini, innocui e puri, ragazze brillanti, ragazze curiose, ragazze geniali, ragazze pensanti, ragazze bellocce e di sentimento, ragazze danzanti in punta d’amore, ragazze speciali dai grandi sorrisi, ragazze teatranti dai mille risvolti, ragazze di moda, ragazze un pò folli e banali… giammai, ragazze dei brutti e simpatici ma anche dei belli con neuroni attivati, ragazze a colori, ragazze fiorite, ragazze con segreti nascosti dietro l’occhiale, dal taglio a farfalla. Segreti custoditi dall’Ombretta ma arrovesciati sull’Emma, come una brocca d’acqua dal getto scrosciante, in una sera d’estate, di fronte al tramonto nascente e con un mitico ” cin cin… con gli occhiali “.
Buona Vita,
Emma & Ombretta

” Voglio essere felice perché fa bene alla salute ” ( Voltaire )

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero.