Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Secondo il fotografo americano, Andri  Cauldwell, vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero, è una gioia per l’anima.
A mio avviso, è la citazione più rappresentativa di una meravigliosa verità: la concretezza naturale, di ogni particella di vita. Dio contemplò se stesso e creò il creato. Quello che noi conosciamo come vita, in forma planetaria ed in forma animale, trova la sua massima espressione nella mascolinità e femminilità.
E’ nel contenuto della nostra storia e della nostra cultura, cercare l’altra parte di sé; essa può essere trovata, solamente, attraverso la fusione con l’altro genere; non è solo fisica, ma anche emozionale e mentale; si può battezzare fusione
” d’essenza d’anima “.
Questa premessa, perché sfogliando le pagine dei quotidiani e rivedendo le belle immagini della regina Elisabetta e del sua amato Filippo, vorrei dare l’addio al duca di Edimburgo, a modo mio.
Risulterà, forse , un’idea ambiziosa? Un pezzo insolito e inusuale?
Su di lui è stato scritto molto, tutto, o quasi tutto.
Perché non occuparmi di ciò che  può essere sfuggito, alla penna di altri?
Perché non ridisegnare, con la matita dell’anima, il timido incontro
fra i due principini?
Corre l’anno 1939: lui si chiama Filippo, bello, atletico ed aitante; lei,
appena tredicenne, la chiamano, amorevolmente, Lilibet.
Galeotta è la visita a Darmouth, di re Giorgio VI con la moglie Elisabetta e le loro due figlie. Durante la partita di tennis, al college navale, più di una volta si incrociano sguardi garbati, gentili ma intensi, fra Philip Mounbatten, nato principe di Grecia e Danimarca, e la giovane Lilibet, nata principessina di Inghilterra e designata ad essere futura regina, del Regno Unito.
Da quel momento, il diciottenne dai capelli biondissimi e la principessina in erba, rimangono incollati con una fitta e regolare corrispondenza, senza perdere occasione per rivedersi.
Le loro anime si riconoscono, a loro insaputa, come ” anime gemelle “, e vogliono stare insieme, a lungo.
Nel 1947 Filippo ed Elisabetta si sposano, loro sono magnificamente belli, nobili, innamorati.
Winston Churchill, quasi un secondo padre per la futura regina, osa affermare:
– Ecco un flash di colore, nel grigio del dopoguerra -.
Il duca di Edimburgo, rispettoso del ruolo della moglie, è sempre un passo dietro la regina, ma sa stare un passo avanti con la modernità e la tecnologia;
la sua mente intuitiva e veloce è pronta, prima degli altri, a captare il cambiamento.
Vero è che non si può essere perfetti, in tutto; lui è anche molto chiacchierato, amante della mondanità e del divertimento, talvolta, si imbatte in qualche caduta extraconiugale, ma lanci la prima pietra chi è senza peccato.
La moglie intelligente, vivace, riflessiva, sa discernere e perdonare le scivolate del marito. In fondo, Filippo ama la famiglia, Elisabetta gli attribuisce, inoltre,
un’altra grande dote: lui sa farla ridere, molto. Fra loro c’è intensa complicità,
c’è amore vero, c’è intesa per superare gli inciampi, c’è la consapevolezza
di voler stare, insieme.
Settantatre  anni di una lunga storia d’amore e di vita, nel bene e nel male.
Esistono forme di unioni più alte di quelle che si possono esprimere, e più forti delle grandi forze. Quelli che hanno il privilegio di sperimentarle non si separano più. Essi diventano uno solo, al di là delle distinzioni fisiche.
Chi si riconosce in queste unioni speciali, scopre la gioia impareggiabile di vivere insieme nella completezza.
Sembra che, ad ognuno di noi, sia riservata questa opportunità in amore o nell’amicizia. A  volte queste persone si incontrano, ma non si riconoscono. Possono avvertire il forte legame, sentire la carica potenziale che li unisce, perché il cuore sa ciò che la mente ancora ignora, ma il sopraggiungere della ragione con le sue paure ed i suoi problemi, può far perdere l’attimo.
Un velo si depone sul cuore, ed oscura tutto. Anche se uno dei due ha
la chiara visione, l’altra persona può scegliere di rimanere nella cecità,
senza farsi aiutare a dissipare quel velo. Il destino può essere così, delicato.
Quando invece, come Lilibet e Filippo, ancora in tenera età, si riconoscono,
non c’è vulcano che erompa con maggiore energia! La forza sprigionata è enorme. A lasciar capire di essere di fronte alla gemella d’anima,
c’è uno sguardo, una pulsione, un’emozione, un tocco della mano.
E l’io più profondo balza alla vita, perché è il tocco che desta.
La vita si veste di divino e di mondano, di sacro e di profano, di bello e di brutto, per raggiungere i confini dell’uno e si nutre di misticismo fra spiritualità e sesso.
E’ nell’oscuro grembo materno, dove tutto è tenebra e nero, che si comprende la trasmutazione nel bianco bagliore, di luce: i figli sono la continuità di un progetto d’amore incondizionato, fatto ad immagine e somiglianza, di Dio.
Filippo ed Elisabetta, con la nascita dei quattro figli: Carlo principe del Galles,
Anna principessa reale, Andrea duca di York, Edoardo conte di Wessex, compiono in pienezza, il loro piano d’amore.
Spiritualità e fisicità sono, in realtà, una cosa sola. Non c’è separazione, ma tutto è armonia, poesia, melodia, suono, colore, forma. Il suono della parola penetra lo spirito e crea relazione con l’energia dell’uomo, attraverso una musica vibrazionale, che genera forme di vita, diverse; tutte vanno a colorarsi nell’anima con sfumature di bianco e di nero, come i tasti di un pianoforte.

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *