LILLY e l’ARTE del RICICLO

In fondo è sempre la stessa storia: è facile dire che la bellezza conta fino ad un certo punto, quando hai un bel faccino, sei alta, magra, con due occhioni a mandorla, e i capelli castano dorato elegantemente raccolti in uno chignon. Questo è ciò che i poco accorti pensano di me, dopo il successo della mia idea.
Mi chiamo Lilly e non sono solo bella, ai tempi della scuola i miei insegnanti, mi avevano dato il nomignolo di sbarazzina della VB, con la scintilla del genio.
Nella mia vita non mancano colpi di testa, e come un pioniere vado alla ricerca di situazioni che mi stimolano. L’immaginazione è la mia seconda pelle: amo coniare l’insolito, leggo, penso, connetto, raccolgo, creo. E questa folle eccentricità, è la mia vera benedizione: un estro che mi ha modellato addosso, una professione. In che modo ci sono arrivata? Ammetto di avere i miei piccoli segretucci e mi piacerebbe tenerli, come tesoro nascosto, ma voglio essere generosa. Ve lo dico, subito: guardo con altri occhi e apprezzo il potere del sogno, perché mi fa parlare con passione e allarga il mio mondo; viaggio e catturo nuove idee per fare le cose di sempre, in modo diverso.
Il libro ” Dalla culla alla culla ” di Mc Donough William, è stato la prima luce di un infinito ingranaggio. Al centro c’è l’America con l’attualissima Ellen Mac Arthur Foundation, fondazione no profit, con sede a Chicago. Essa fa leva sulle giovani generazioni attraverso sistemi Thinking per il futuro, con lo scopo di accelerare il passaggio dall’economia lineare produci, usa, getta, all’economia circolare. Ciò significa ripensare, riprogrammare, ridisegnare: città, servizi, case, arredi, cibo, moda con l’obiettivo di innalzare, migliorare, ottimizzare la qualità dello stile di vita, attraverso un quadro di recupero dei beni dismessi, per trasformarli e farli rivivere anche con destinazioni diverse, dall’originale. I prodotti così
ri-programmati possono guadagnarsi nicchie di mercato, circolare.
Con questa consapevolezza, lesta mi butto nel progetto che ha contribuito a darmi una vita soddisfatta: la professione di stilista online, con l’arte del riciclo e del vintage. Mi occupo di moda e sono fortunata, a soli trentacinque anni, essermi inventata un lavoro onesto, retto, meritevole. Mi sento baciata dal cielo, io che trovo immenso conforto nella natura e nel connettermi con essa.
Sotto questa carica elettrizzante, appagante, rispettosa del Pianeta, spingo al massimo ogni mia risorsa e ridisegno con l’anima, la storia della donna.
Linee semplici e sobrie, che attraverso una metamorfosi netta e precisa, tracciano l’effigie femminile che intendo riproporre. Mi avventuro nello screening, curioso e divertente, con la freschezza della giovane ricercatrice. Per meglio focalizzare i passaggi del devastante stile produci, usa, getta, in auge tutt’oggi, mi calo nell’America pre-Kennedy. E’ il tempo in cui si impazzisce per ” Mad Men “, la nota serie televisiva dagli insospettabili effetti consumistici. Alcuni pubblicitari la prendono a modello per incensare l’acquisto, compulsivo. La perfetta casalinga del Connecticut, con due auto in garage, un pollo a cuocere nel forno e la torta di mele, appena sfornata, a raffreddare sul davanzale della finestra, sfoggia la sua grande cucina super accessoriata, e si appresta a ricevere le amiche per il tè, con twin-set in cashmere, ariosa gonna longuette e filo di perle. Da questa immagine consumista di moglie angelo, mi calo nella nuova mecca di stili femminili
dove si indossa la veste green di donna emancipata e rispettosa di ecosistemi, attraverso il riciclo. Premetto che adoro il look fifty, anni ’50, e mi incanto, mi perdo in quelle cose, belle. Come resistere davanti a foulard, orologi, guanti di pelle, golfini bon ton e borsette infilate al gomito, dal gusto raffinato e ineguagliabile?
In un battibaleno, mi si accende la mente e mi lascio scivolare nell’idea: voglio riportare in auge quel look retrò che mi parla di buone maniere; voglio misurare la mia audacia nel rilanciare una figura di donna gradevole da ammirare, ascoltare, imitare. Una donna che si ricorda di spegnere il telefonino, prima di sedersi a tavola, ma soprattutto sa rispettare il Pianeta con uno stile di vita, salutare. Le coup de coeur arriva, d’impeto. In poche settimane contatto canali vintage, mi fiondo nei più sfiziosi mercatini dell’usato  e seleziono le cose dismesse, che affollano il mio baule. Disfo la maglieria per riportarla in gomitoli e rilavorarla come la fantasia, mi detta. Mi affianco di valide collaboratrici;  con la bizzarra creatività in pugno, riprogetto, ridisegno, realizzo, trasformo tutto cìò che mi passa sottomano.
Io stessa voglio essere esempio virtuoso, di vita circolare.

Creo il mio outfit e lo presento così: ” Quando il lavoro è in buone mani ”
Ri-nnovare; Ri-disegnare; Ri-pensare il bene del Pianeta, con l’obiettivo di costruire una visione circolare, combinando stile, etica, ambiente.

Ma scorriamo insieme, la galleria. Le atmosfere sono quelle dei caffè culturali della Rive Gauche, la Parigi degli artisti,  filosofi, scrittori: trench combinati con effetti bicolor, sfumati di buone maniere, e giacche sartoriali annodate sul fianco. Centrale della collezione è la maglieria con oversize, in cashmere, riciclati e abbinati a gonne midi di pelle o di gabardine, che svelano stivali in tinta; abiti di garza di lana con fantasie a righe, lunghi fino alla caviglia; i capispalla, dai toni tenui, hanno anch’essi forme maxi e fodere ad effetto;
i bottoni, spesso, rivelano la storia delle maisons più prestigiose. Le api intarsiate su sciarpe e maglie sono la punta di diamante della stagione, esse richiamano l’attenzione su questi insetti operosi, utili, indispensabili, a rischio estinzione per i nostri irriverenti atteggiamenti: l’uso di pesticidi.
Il tour continua, attraverso icone musicali anni ’60, della Beautiful London, fra camicie fiorite e completi come quelli dei Beatles, ai primi esordi; i mini abiti che sembrano appena usciti dagli schizzi di Mary Quant, sono indossati su apprezzatissimi collant 50 denari, in poliestere, ottenuto con il riciclo dei pet delle bottiglie, di plastica.
Una visita minuziosa e attenta, per assaporare quelle contaminazioni di energie fra i due stili: Brit e Parisienne, così diversi, ma così unici da creare un gioco di forme ironiche, rivisitate oggi, con tanta simpatia. I prezzi proposti sono imbattibili, vantaggiosi e accattivanti, in un batter d’occhio tutto va a ruba.
Le donne ambiscono imitarmi e ritrovarsi nel mio mondo pulito, sano, equilibrato;  atteggiamenti che testimoniano piena disponibilità ad accogliere, con fatti concreti, nuove culture di stile, fatte con garbo.
E’ un abbraccio d’amore, un agopuntura di bene alla Terra.
Il mio non è solo un progetto commerciale ma culturale, consapevole, circolare. Riscoprire i segni che rieducano all’ecosistema e bandiscono l’automaticità di gesti usa e getta, fa bene alla salute, all’ambiente, all’umore.

” Prendi una cosa qualsiasi in natura, e scoprirai che è legata a tutto il resto ”
( John Muir-naturalista scozzese )

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