UN’ANIMA nascosta in ogni dove

 

Persone, animali o cose non  incrociano il tuo cammino per caso, c’è sempre una ragione. Penso, ripenso, rumino e sciolgo al vento, i miei pensieri.
Guardo, miro, respiro e raccolgo fasci di luci al volo, per esaltare, illuminare, toccare l’anima nascosta, in ogni dove.
Osservo, unisco, prego, interrogo, parlo.
E parlo al sole, alla terra, all’erba ciuffosa, ai fiori gloriosi, alla lucertolina attenta, allo scoiattolo goloso, inquattato fra i cespugli, bramoso di sgusciare la fortunata preda di noccioline fresche.
E parlo alla mangrovia antica, accogliente, rassicurante con i rami materni protesi in un generoso abbraccio, verso il suolo.
E parlo all’orchidea fantasma, candida, setosa e rara, ghiotto bottino del bracconiere astuto. Sfioro con gli occhi la sua purezza vergine, e mi commuovo al pensiero di quello strappo feroce, assurdo, disumano che la vede vittima innocente nelle mani dell’avido contrabbandiere. Affido la mia compassione al fruscio della brezza floridiana perché le faccia un lieve mulinello tutto attorno e, benevolmente, la nasconda alla vista del malintenzionato.
E parlo alla pianura, la chiamano ” Everglades ” per la sua forma piatta; sempre popolata d’acqua, flora, fauna, e indiscutibilmente selvaggia, fascinosa, avventurosa. Percorrendo la US41, lo sguardo si perde in quella distesa immensa e, ogni tanto, si posa a curiosare sull’insolita segnaletica.
Non è divertente leggere ” Be Ware Gator Crossing “?
E parlo a quella natura spontanea e selvatica per calarmi nei segreti dell’anima nascosta, in ogni dove. Una terra da scoprire e assaporare, respirare e inspirare la profondità dei suoi misteri. C’è solo da lasciarsi andare e raccogliere l’invito di cartelli enormi, vivaci, coloratissimi e affannati ad acchiappar visitatori attenti, per offrirgli tipici ristori e inaspettate escursioni in airboat.
Alla domanda fatidica,  scelgo un centro ranger o un centro indiano?
La risposta è scontata. I visi pallidi sono un tantino più noiosi dei nativi. La mia simpatia va tutta agli indiani d’America. Essi sono i veri titolari di un ” sapere ” antico su quella zona impervia, insidiosa, malsicura. Hanno imparato a rispettare, amare ed esser grati a quella terra difficile, che li ha accolti. Ha insegnato loro cos’è la resilienza, come convivere con le difficoltà e far tesoro delle poche risorse in natura, per alimentarsi, curarsi e sopravvivere dignitosamente.
Sfrattati dalle zone dei loro primi insediamenti, hanno trovato rifugio lì,
negli ” Everglades “, è lì hanno creato le loro allegre, autonome , efficienti riserve. Sono stati maestri di vita dei primi pellegrini europei, di quei conquistatori ignari e sprovveduti alle prese con terre complicate, sconosciute e anche pericolose, se non si conosce come muoversi e come sfamarsi. Pionieri che avevano portato semi da trapiantare, ma se non si ascolta l’anima di una terra così diversa, ogni sforzo si vanifica. La sementa infatti non attecchì e quegli europei incauti, sarebbero tutti morti di fame se non fossero intervenuti i nativi d’America, con la loro saggezza. Il mais era la coltura che lì cresceva in abbondanza per le favorevoli condizioni climatiche, e fra gli animali c’era l’eroico tacchino. Entrambi gli alimenti divennero segno di benedizione per la tavola, insieme a noccioline e caramellati di frutta, a molluschi e pesci dei fiumi e dei laghi vicini. Un mosaico storico che ci porta a ricordare  il primo Presidente degli States, George Washington. Grazie a lui nel 1789 venne istituita, in tutti gli Stati Uniti d’America, la festa nazionale del Thanksgivenday . E’ nato così il giorno del Ringraziamento, che si festeggia il quarto o l’ultimo giovedì di novembre, riconosciuto come il mese del raccolto, per eccellenza.
E’ un segno di gratitudine espresso verso la natura ” Dea Madre ” e verso
” Dio ” per l’abbondanza dei prodotti della terra, ricevuti nell’anno.
Ancora oggi si celebra con lo stesso menù.
Nel mezzo dell’intrigante storia dei nativi, mi son trovata a vivere l’emozione folle, bizzarra e travolgente, in airboat.
Si esce quasi pazzi da quel paradisiaco belvedere: dalle miriadi di varietà fra piante e uccelli sconosciuti, agli alligators sull’erba distesi, che tanto gentili e innocui appaiono nel sonnecchiar al sole, quanto brutali e veloci sono nell’azione di buttarsi sulla vicina preda. La regola è accortezza e distanza.

Un mondo inesplorato che viene fuori all’improvviso, e visita l’anima. Anche l’inserviente che si avvicina per offrire dei semplici batuffoli di cotone, ti lascia basito; dopo, capisci che quelle preziose nuvolette ti serviranno a coprire il rumore pazzesco dell’airboat, in procinto di partire per il tour. Lo scivolamento aereo sull’acqua ti frulla in un vortice di vibrazioni, ignote.
Sento il pericolo di andare  a sbattere contro quei muri di cespugli, che pericolo non è; essi si piegano docili, al passaggio del mezzo. Lo scopri soltanto all’ultimo momento, quando il brivido ti ha già accapponato la pelle.
E sento col fiato sospeso, quel misurarmi con la paura e con l’impotenza del fare.
E sento la voglia di lasciarmi andare per connettermi con quella natura, incontaminata.
E sento la verità e la purezza delle sue leggi, vigenti.
E sento l’anima e la leggerezza di quei ventun grammi che accomunano uomo, natura, cose.
E sento il pulsare sottile di quell’unione sacrale, viva, liberatoria.
E sento quel mondo di relazioni arrivare attraverso una voce illuminante che insegna a camminare nel futuro, con un diverso presente.
Questo impara il viaggiatore accorto nell’Indian Village ” Miccosukee “.
Coglie il suono silenziose che si allinea alla propria centratura, e che dà forza, chiarezza, direzione. Risonanze che armonizzano e uniscono materia e spirito; le essenze del passato si sposano e rivivono nel presente attraverso un mix vibrazionale di forme, dimensioni, simbologie, materiali, dove ogni cosa ha una propria funzione, specifica.

Tali conoscenze hanno dato vita ai miei gioielli dell’Anima, che ho chiamato
” TamiAmi trail “. Sono progettati e realizzati sulla base di regole pitagoriche per ottenere proporzioni armoniche, e le pietre provengono dai nativi d’America. Si va con il cuore verso il gioiello simbolo che più ti rappresenta,
è lui che ti chiama; il messaggio che lo accompagna spiegherà perché è proprio il tuo. Sono strumenti vibrazionali con una loro funzione trasformazionale, di cambiamento.
Acqua, piante, fiori, foglie, rocce, pietre sono le opere perfette della natura,
e la natura è la meravigliosa opera d’arte, di Dio.
Un ringraziamento ai saggi indiani Miccosukee per la ricchezza che mi hanno lasciato; un’eredità di valore inestimabile, che porto sempre con me.

” la vita è mistero, scoprilo ”
( Santa Teresa di Calcutta )


tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

  • nota- TamiAmi trail è il nome della rete ferroviaria che nel 1896 unì, per la prima volta, la costa east  della Florida al profondo sud: Tampa-Miami. I benefici dell’unione furono notevoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *