VACANZE in MONOPATTINO

Una leggiadra poesia con dedica:
a Caterina, Elena, Maria Vittoria.


Vacanze ambite
ma anche farcite:
due misurini di colore, una dose di sapore,
tre cucchiai colmi d’amore.

Odore salmastro,
fiocco con nastro
attorno ai capelli,
borsetta viola con matite e pennelli.

L’occhiale disinvolto
dà tono al volto,
il leggin maculato
non passa inosservato,
il tronchetto col tacco,
dà brio al piede,  perbacco!

Con lieve carezza
si posa la brezza
sul corpo e sul viso,
strappando un sorriso.

E fruscia leggera
con aria vacanziera,
sulla pelle accaldata
e dalla tinta dorata.

Che bello abbracciar la vacanza
in tutta la sua baldanza
spalmata di giorni oziosi,
ma anche generosi
di buoni pensieri,
liberi e veritieri.

Vacanze in amicizia
e senza malizia.
Vacanze di luglio
che portan sobbuglio,

e una lunga lista annotata sul foglio:
costumi, creme, cappello, ventaglio,
pinne,  boccaglio,
e non scordar il portafoglio.

Vacanze in monopattino con poco bagaglio,
e senza guinzaglio,
verso un paese
dal piglio gentile e cortese,
dove l’ora preziosa
si tinge di rosa.

Se… è VACANZA,
compiti, fretta, affanno lasciamoli in lontananza.
E non capisce la saggia Caterina,
che ben ragiona nella sua mente bambina…
Perché maestri ostinati, sanno caricar di lezione
con Santa Ragione?
Quando, invece, se…è VACANZA,
dai libri bisogna prender la giusta, distanza.

Buona estate
www.dodolinatips.it

La formica è saggia ed esperta,
ma non abbastanza da prendersi
una vacanza. ( Clarence Day )

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero
La rubrica riprenderà a Settembre.

Il prossimo 20 luglio, per onorare lo sbarco dell’uomo sulla luna
del 20 Luglio’69 con l’Apollo 11, uscirà l’articolo:
” Pensieri ambiziosi, Pensieri profetici, Pensieri di Luna ”

 

 

Le ragazze fiorentine, aspettando la notte di ” San Giovanni “

 Le ragazze fiorentine,  aspettando la notte di ” San Giovanni “

La notte di San Giovanni era attesa con trepidazione dalle ragazze fiorentine da marito, per celebrare leggiadria e bellezza con la preparazione di un’acqua speciale. Essa prometteva incontri, di cuore.
Ogni anno in prossimità della festa, in città e nei villaggi vicini, si ripeteva quel rito sacrale. Gesti semplici, puri, genuini, dove essenzialità e leggerezza si davan la mano a sigillo di un patto di fiducia e di bontà per consacrare il manufatto di un liquido prodigioso.
Nella mattina del 23 giugno, donne e bambini si avviavano su per le colline di Fiesole e per le valli con il loro cestello di vimini, alla ricerca di fiori e di erbe spontanee: bacche, artemisia, iperico, fiordalisi, papaveri, foglie di menta, rose selvatiche, rosmarino e lavanda per onorare la leggenda con la rugiada degli Dei. Era il sogno fragile e bello di un piccolo mondo antico tramandato, di generazione in generazione, per dare continuità alle tradizioni, ai valori, ai sentimenti e regalare emozioni di speranza a molte fanciulle.
Loro preparavano con garbo, decoro e devozione un’acqua legata al prodigio di San Giovanni. Essa prometteva bellezza e marito.
I fiori raccolti venivano adagiati con cura nella bacinella d’acqua fresca e lasciati riposare al chiaro di luna, nella notte fra il 23 e il 24 giugno. L’indomani, appena sveglie, le ragazze si precipitavano a lavare mani e viso lasciando scivolare qualche goccia anche sul corpo per apparire al massimo dello splendore, arricchite d’ inconsueto fascino.
Dubbi e paure potevano manifestarsi a livello mentale, sotto forma di sensazione fisica, ma il corpo con la propria saggezza le guidava con una mappa esatta all’inizio del sentiero, e da lì procedevano senza esitazione.
In qualsiasi istante potevano percepire il punto preciso in cui il loro corpo registrava emozioni. Quegli opposti che le strattonavano da una parte all’altra simboleggiavano sempre un’unità profonda, dove tutto era connesso all’uno e governato da un’unica legge: l’amore. Le ragazze, nella loro geniale ingenuità, più che etichettare le cose in buone e cattive, si lasciavano trasportare dal sogno in dimensioni in cui potevano accogliere e abbracciare quell’amore, finalmente,  pronto a sostenerle e a cancellare le ferite del passato, per lasciare entrare la luce nei loro tagli. Fino a raggiungere il cuore.
Nella notte di San Giovanni, oggi come allora, le ragazze fiorentine da marito, si abbandonano all’incontro alla vita, a guardare negli occhi, ad allentare ogni tensione. Come morbidi elastici vanno verso l’energia dell’amore; i loro modi sono gentili, garbati, rispettosi di antiche usanze che permettono l’accesso a quel credo che rende attraenti e speciali, grazie ad un’acqua miracolosa creata con le proprie mani.

I sogni sono come un microscopio con cui osserviamo
le vicende nascoste della nostra anima. ( Erich Fromm )

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

La pancia non c’è più

” La pancia non c’è più “…
Matilde? L’olio Sasso lo voglio qui, sul tavolo!
Strombazzava la reclame nel carosello degli anni ’60 che ne osannava la leggerezza e attribuiva ad esso la scomparsa della pancia. Noi bambini andavamo matti per quegli spot pubblicitari e le mamme faticavano a metterci a letto. Fu così che nacque la frase fatidica: ” Dopo Carosello tutti a nanna “!
Si dà il caso che Gino, astuto commerciante di materassi, abbia rispolverato dalla sua anima bambina quello spot dal suono ammaliante, per farne la sua pubblicità personale e incrementare le vendite.
Galeotto fu il lungo periodo del lock down, fra smart working, dad,
o quant’altro, quando le nostre passeggiate prendevano, sempre più spesso, la direzione del frigo. Nella costrizione delle pareti domestiche, i frequenti spuntini placavano quella fame nervosa che si divertiva a tormentarci.
Per noia si mangiava, e sempre per noia la pancia cresceva.
Gino attingendo al remind, di quel lotano Carosello, aveva creato un divertente slogan:

Col materasso del Gino
ritrovi un fisico divino.
” La pancia non c’è più ”
se dormi a pancia in giù.
Questo è il sogno ambito
che ti fa toccar il cielo con un dito.

Un ritornello che, incessantemente, ripeteva il suo verso con passaggi mirati, sui social. Lo accompagnava l’invito a chiamare e prenotare subito quel materasso vestito di magia, dagli effetti rimodellanti.
Si prometteva un corpo scolpito, tonificato, riposato, ringiovanito. Vero o falso?
Un’illusione ottica come il vestito nuovo dell’Imperatore, o veramente il Gino era diventato la voce influente del momento, per ridare una spera di sole agli incatenati dell’infelicità?

” Ché chi prende diletto di far frode,
non si dè lamentar s’altri l’inganna. ”
( Francesco Petrarca )

rubrica: Capriole sull’albero
tiziana bracci

Donna di Cuori

 

Donna di cuori era una francesina, graziosa, snob, capricciosa.
Profumava di classe e amava un solo colore: il rosso. Laccava le unghie di rosso, tingeva le labbra di rosso, adorava i cuori foderati di rosso, e vestiva di rosso.
Rosso Valentino era il suo profumo. Ogni sera ne lasciava scivolare due gocce sui polsi e sulle caviglie, prima di sedersi al tavolo da gioco.
Un profumo si sceglie per la sua fragranza e per l’eleganza della boccetta, intrecci che si sposano indissolubilmente al soave cantico d’amor che esala e inebria la stanza. Guerlain, già dal secolo scorso, usava lalique e Baccarat per contenere le pregiate essenze. Donna di cuori prediligeva il flacone d’oro, e se lo stringeva delicatamente nella mano, per soddisfare il tatto d’insolita preziosità. L’oggetto delle sue brame e delle sue trame, diventava complice e testimone di un istinto mediato fra cultura ed educazione. Il suo contenuto individualista e buon compagno, scandiva le tappe della giornata e della vita, fino a diventare filtro d’amore. Un liquido sensuale e apportatore di magia, ricco di promesse e allusivo anche quando giocava ad essere innocente. Donna di cuori adorava ammirare quel lusso evocativo della sua boccetta appoggiata sul piano, della toilette. – Aggiunge note di glamour all’ambiente -. Diceva con gran charme.
Lei era la donna più ambita dai frequentatori del tappeto verde.
Essi anelavano ritrovarsi in quel ch’era già stato ma anche sentirsi più vivi nel presente, o ancor meglio proiettarsi nel futuro.
Si consumavano nell’attesa di vederla apparire. E all’accenno del minimo fruscio, si affrettavano a sperare: – E’ lei…eccola che arriva, fasciata di rosso -.
M a nello sguardo velato e trepidante si leggeva la dubbia domanda: – Chi bacerà mai, questa volta -?
Fortunato, fra gli adepti, chi solo per un attimo potrà deliziarsi del suo incanto, e sfiorarla con le dita. Lei è la regina di cuori, della sala.
C’è chi osa chiamarla ” Matta “. La fantasia della gente è illimitata e lo comprendo. Io posso solo dire che non ha importanza il nome, l’origine,
o l’appartenenza sociale. Io so che la sua figura ha un aroma così intenso che mi fa star bene, e lei fra i suoi mille volti sta al gioco…mutando ogni volta, il suo valore. E ogni volta la ” Donna di cuori ” è all’altezza di ciò che le compete.
Quali metodi usasse non si sa, e non bisogna saperlo.
Vero è che, ogni volta, la sua presenza lascia scie di vittoria.

” La gente vede la follia nella mia colorata vivacità
e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità “.
( Johnny Deep )

rubrica: Capriole sull’albero
tiziana bracci