Le ragazze fiorentine, aspettando la notte di ” San Giovanni “

 Le ragazze fiorentine,  aspettando la notte di ” San Giovanni “

La notte di San Giovanni era attesa con trepidazione dalle ragazze fiorentine da marito, per celebrare leggiadria e bellezza con la preparazione di un’acqua speciale. Essa prometteva incontri, di cuore.
Ogni anno in prossimità della festa, in città e nei villaggi vicini, si ripeteva quel rito sacrale. Gesti semplici, puri, genuini, dove essenzialità e leggerezza si davan la mano a sigillo di un patto di fiducia e di bontà per consacrare il manufatto di un liquido prodigioso.
Nella mattina del 23 giugno, donne e bambini si avviavano su per le colline di Fiesole e per le valli con il loro cestello di vimini, alla ricerca di fiori e di erbe spontanee: bacche, artemisia, iperico, fiordalisi, papaveri, foglie di menta, rose selvatiche, rosmarino e lavanda per onorare la leggenda con la rugiada degli Dei. Era il sogno fragile e bello di un piccolo mondo antico tramandato, di generazione in generazione, per dare continuità alle tradizioni, ai valori, ai sentimenti e regalare emozioni di speranza a molte fanciulle.
Loro preparavano con garbo, decoro e devozione un’acqua legata al prodigio di San Giovanni. Essa prometteva bellezza e marito.
I fiori raccolti venivano adagiati con cura nella bacinella d’acqua fresca e lasciati riposare al chiaro di luna, nella notte fra il 23 e il 24 giugno. L’indomani, appena sveglie, le ragazze si precipitavano a lavare mani e viso lasciando scivolare qualche goccia anche sul corpo per apparire al massimo dello splendore, arricchite d’ inconsueto fascino.
Dubbi e paure potevano manifestarsi a livello mentale, sotto forma di sensazione fisica, ma il corpo con la propria saggezza le guidava con una mappa esatta all’inizio del sentiero, e da lì procedevano senza esitazione.
In qualsiasi istante potevano percepire il punto preciso in cui il loro corpo registrava emozioni. Quegli opposti che le strattonavano da una parte all’altra simboleggiavano sempre un’unità profonda, dove tutto era connesso all’uno e governato da un’unica legge: l’amore. Le ragazze, nella loro geniale ingenuità, più che etichettare le cose in buone e cattive, si lasciavano trasportare dal sogno in dimensioni in cui potevano accogliere e abbracciare quell’amore, finalmente,  pronto a sostenerle e a cancellare le ferite del passato, per lasciare entrare la luce nei loro tagli. Fino a raggiungere il cuore.
Nella notte di San Giovanni, oggi come allora, le ragazze fiorentine da marito, si abbandonano all’incontro alla vita, a guardare negli occhi, ad allentare ogni tensione. Come morbidi elastici vanno verso l’energia dell’amore; i loro modi sono gentili, garbati, rispettosi di antiche usanze che permettono l’accesso a quel credo che rende attraenti e speciali, grazie ad un’acqua miracolosa creata con le proprie mani.

I sogni sono come un microscopio con cui osserviamo
le vicende nascoste della nostra anima. ( Erich Fromm )

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

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