A…come Anita

 

Care A…miche vi scrivo,
da sempre io mi sono sentita donna emancipata, amante della natura,
e guerriera delle cause, giuste!
E adesso, mi attorciglio dal dolore per quello che sta accadendo.
I miei occhi si rifiutano di guardare,
le mie orecchie di sentire,
il mio cuore di pulsARE.

A…miche mie, cosa fate lì inermi?
Non pensate, non capite e non agite,
mentre la vita vi passa accanto,
lasciandovi l’amaro in bocca e il veleno, nelle vene.
Dov’è finito quel pezzo di cultura incentrata sulla sacra femminilità?
Sapete che la prima divinità adorata dall’umanità fu una Dea Madre?

La Dea era la natura, la vita, la terra, il cosmo, il cielo stellato, il sole.
Il suo potere era nelle pietre e nelle montagne, nel vento e nel fuoco, soprattutto nei canali e nei bacini, dove l’acqua era il suo sangue, che scorreva e trasportava ovunque, informazione e memoria.
E l’informazione era VERA!!!
Le colline erano il suo ventre, gravido.
La Dea era colei che dava le leggi e non poteva essere tradita o umiliata,
ma rispettata per continuare a nutrire, i suoi figli.

Gli esseri umani vivevano in sintonia con la natura, onorandone il rapporto,
e in risposta ricevevano una vita benedetta, nell’abbondanza.
Femmine, paladine di pace, unitevi!
Voi siete depositarie di quell’energia sacra e antica, della Dea Madre!
Unitevi, in un cerchio d’amore
per riportare equilibrio, armonia, sani ideali e giustizia sociale.

Svegliatevi da quel letargo, insulso
che vi ha spappolato corpo e cervello!
Non vedete che l’Italia sta morendo?
Aprite la porta della vostra coscienza,
e date valore a quel sangue sgorgato…
per donare, a tutti noi,
libertà, uguaglianza, dignità.

Care A…miche,
confido in voi e nella vostra femminilità, sacra.
Con stima,
Anita Garibaldi

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

Scusa l’intrusa, Janette!

 

André Dupont, era un brillante scrittore. Quel sabato si era alzato tardi.
Visto che la moglie non era in casa, le aveva lasciato un video messaggio.
Ormai, era diventata una consuetudine comunicare, attraverso la grande scatola, appesa alla parete del caminetto, in salotto.
– Janette, sto partendo per Cap Ferrat. Devo lavorare al mio libro,
in assoluto silenzio. Vado allo chalet, e mi fermerò lì per tutto lo weekend.
La casa editrice mi ha sollecitato la consegna del manoscritto, per l’inizio della settimana. Bacio te, la piccola Cloé e la cucciolotta Belle.
Ci vediamo lunedì.
Ah! dimenticavo, per non perdere la concentrazione, mi isolo completamente e stacco il cellulare.-
Janette rientrata, carica di pacchi, dalla spesa, aveva sistemato velocemente  tutto, suddividendo fra dispensa, e frigo.
Cloé  si lamentava e Belle guaiva. Entrambe, avevano fame.
In un attimo misi a tavola la bambina, e versai nella ciotola, i croccantini per la pelosetta. Poi guardai l’orologio, e mi chiesi – Perché André tarda così tanto?- Presi il telecomando, accesi la TV, e vidi lampeggiare l’icona dei messaggi. Aprii,  lessi, e restai di ghiaccio.
Erano le due del pomeriggio. In un battibaleno, misi tre cose in croce,
in valigia, raccolsi Cloé e Belle, e partimmo  alla volta, di Cap Ferrat.
Da Nizza, sarei arrivata in 26 minuti, se non trovavo traffico.
– Sono sicura,  André apprezzerà molto, la mia sorpresa.- Pensai, fra me.
Lasciai la macchina fuori dal cancello, per dare un tocco di suspanse,  all’improvvisata.
Non suonai, avevo le chiavi. In giardino André stava preparando un magnifico BBQ, aiutato da Nicole, la segretaria.
– Ma che bel quadretto,  appetitoso!!!-
Sparai, tutta d’un fiato, quando me li trovai davanti.
– Sai André, non ho pranzato. Ti va di servirmi, un piatto delle golosità che stai preparando?
Guarda, mi siedo qui, su questa seggiola di legno, celeste, e aspetto.-
Cloé  sulle ginocchia della madre, con il lecca-lecca in mano, osservava divertita,  senza capire bene, quello che stava succedendo.
Belle, in posizione di cuccia, si godeva l’odorino sparso in aria,
nella speranza che le arrivasse anche qualche bocconcino, da sgranocchiare.
Poi, Janette, rivolgendosi a Nicole, sputò.
– E tu cosa fai qui, la musa ispiratrice?- Lei rossa come  il gambero che stava arrostendo, sulla brace,  fu presa da tremore, e lasciò cadere il vassoio, dei condimenti, che teneva fra le mani.
Andrè, per cercar di rattoppare la situazione, proruppe in modo poco convincente.
– Scusa l’intrusa, Janette!
Ma Nicole è stata una sorpresa, anche per me.
Si è offerta di aiutarmi, e non ho saputo dire di no!
– Chi la fa, l’aspetti!!!- Ringhiò Janette, fiera di aver mandato all’aria
gli intriganti piani di André, e dell’intrusa.

tiziana bracci rubrica: Capriole sull’albero

La Seminatrice d’amore

 

Visto che la parigina,
ha uno stile impostato, ecco la nuova proposta,  chic ” Bon Ton “.
Lei non è una fata, ma spalma magia.
Non è una pazza, ma impasta fantasia.
Non è una esaltata ma respira, sana follia.
Non è una qualunque. Lei è la fashion designer, Lisette Etoile.
La chiamano seminatrice d’amore, ha viso carino, occhi azzurri, bocca carnosa e nasino all’insù.
I capelli biondi e lunghi ricadono morbidi, sulle spalle.
L’abitino rosa Schiaparelli, disegna un gioco di lunghezze, e si sbizzarrisce nel divertente strascico a balze, di seta frusciante.
Ma il tocco personale si esprime negli accessori:
la ” LOVE ” shopping bag con l’irrinunciabile tronchetto, animalier.
Per completare il look entra in scena il simpatico chiodo nero, diventato ormai una seconda pelle.
Il segreto dello stile è sentirsi a proprio agio, nei vestiti.
Lei, così abbigliata,  ama girar per le vie di Parigi.
Lisette Etoile è una stilsta a la page, e come tutti gli stilisti, attinge ispirazione dalla strada, e recita il suo personale ruolo di ” Seminatrice d’amore “.
Tenetevi pronte al colpo di fulmine!

tiziana bracci – rubrica: Capriole sull’albero

 

 

 

La pompe a bonbons

 

Il mio futuro è a colori. E non potrebbe essere altrimenti per una color designer che trascorre le giornate circondata da centinaia di nuance.
Sono Charlotte Martin, reginetta del make up, nata a Parigi ma cittadina del mondo. Interpreto le tendenze per una importante azienda francese,  e le traduco in make up. Dal fondotinta al blush, dal rossetto al gloss, all’ombretto.
Ogni collezione nasce sulla mia scrivania e si sviluppa poi, nei laboratori.
La sede di lavoro è Parigi ma sono spesso  in giro per captare le diverse culture, annusare i cambiamenti attraverso gli input di street style, e giocare d’anticipo sul lancio di nuove tendenze. Sono sempre di corsa.
Provo tutto ciò che mi capita sottomano, anche i prodotti più strani.
E i miei appunti di viaggio, diventano collezioni.
Ma il vero cambiamento ci sarà  questo autunno con texture  particolari.
A Parigi nascono i make up, in laboratorio si testano le nuove formule,
ma le ispirazioni arrivano dall’Oriente. E Singapore è la città che offre sempre sorprese. Sono rientrata dal mio giro, Giappone, India, Russia e mi sono imposta una dieta, rigorosissima. In giro mangio in modo, sregolato.
Sono appena al terzo giorno. Il vuoto nello stomaco si fa sentire, molto.
Sogno baguette farcite, quiche  lorraine e ogni tipo di gateaux.
Cerco di pensare ad altro, per distrarmi dai pizzichi di rumorosi languorini.
Sto guidando,  la macchina segna la riserva.
Decido di fermarmi alla prossima stazione, di servizio.
E cosa trovo davanti a me… all’improvviso?
” La pompe a bonbons “. Sogno o è un miraggio?
Io mi butto!!!
Buona Vita

tiziana bracci – rubrica: Capriole sull’albero

 

E facevan le fusa…sui tetti di ardesia

Sospiri, respiri, amori persi di vista, facevan le fusa…sui tetti d’ardesia.
E ancora languori, desideri inconsci e sogni repressi dipinti sul volto,
magari trasportati lontano, da un vento maestro.
Un cuore rosso fiamma, volteggiava nel cielo, appeso a un filo.
La gattina Gegè teneva molto a quel palloncino.
Era un richiamo d’ amore per il suo Grenoble.
L’instancabile gattina nella speranza di veder apparire l’amato, dal tetto vicino,  ogni giorno, si posizionava nel suo posto di guardiola.
E si metteva in attesa. Ma ahimé, Il gatto Grenoble si era trasferito con la sua padroncina nel quarto arrondissement. E lui, a malincuore, aveva seguito quel destino. Una poppy love immersa di tenerezza e vestita di speranza.
Quella mattina l’umido si intrufolava nelle narici, senza pietà.
Parigi si era svegliata in ritardo, velata da una leggera foschia.
Nadine aprendo la finestra, era stata investita dall’aria pungente e dai forti profumi che salgono dopo la pioggia: quello di asfalto bagnato mischiato all’odore di muschio proveniente dai giardini, vicini.
Il pigiama leggero, la fece trasalire, e brividi di pelle d’oca scivolarono veloci sulle gambe, nude. Stava per prendere uno scialle nell’intento di coprirsi,
ma fu bloccata da uno squillo di telefono. La sorpresa inaspettata la fece sorridere. Apprezzò l’audacia mattiniera, di Pierre.
Lui era riapparso, improvvisamente, dopo anni di assenza.
Si erano incontrati la sera prima,  per caso… ma forse non era un caso,
a quel tavolo de La Coupole, nella fantastica Montparnasse.
Una cena galeotta progettata da amici, comuni.
E loro si erano piacevolmente ritrovati, fra i trionfali vassoi di ostriche e gamberoni sommersi, nel ghiaccio.
Quel simpatico vis a vis,  riaccese la fiammella.
Lui, era un ingegnere minerario, e si era trasferito per lavoro, in Costa d’Avorio. Lei non era pronta, a seguirlo. Rimase a Parigi curando i suoi animali.
Era veterinaria, per passione.
Entrambi decisero di non mantenere contatti.
Si erano persi di vista, ma quella sera l’incontro si tinse di magia.
Sguardi intensi e significativi, parole importanti, e un fil rouge che si dipanava per tessere una nuova trama, solida, resistente.
Una storia spezzata che chiedeva di decollare più forte di prima,
e la partenza era immediata.
Furono fusa d’amore… su quel tetto d’ardesia.
Anche Gegè, finalmente, ritrovò l’ adorato Grenoble.
Avendo il gatto smesso di mangiare, fu contattata  Nadine.
E lei propose la sua ricetta: far vivere insieme Gegè e Grenoble.

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero