E facevan le fusa…sui tetti di ardesia

Sospiri, respiri, amori persi di vista, facevan le fusa…sui tetti d’ardesia.
E ancora languori, desideri inconsci e sogni repressi dipinti sul volto,
magari trasportati lontano, da un vento maestro.
Un cuore rosso fiamma, volteggiava nel cielo, appeso a un filo.
La gattina Gegè teneva molto a quel palloncino.
Era un richiamo d’ amore per il suo Grenoble.
L’instancabile gattina nella speranza di veder apparire l’amato, dal tetto vicino,  ogni giorno, si posizionava nel suo posto di guardiola.
E si metteva in attesa. Ma ahimé, Il gatto Grenoble si era trasferito con la sua padroncina nel quarto arrondissement. E lui, a malincuore, aveva seguito quel destino. Una poppy love immersa di tenerezza e vestita di speranza.
Quella mattina l’umido si intrufolava nelle narici, senza pietà.
Parigi si era svegliata in ritardo, velata da una leggera foschia.
Nadine aprendo la finestra, era stata investita dall’aria pungente e dai forti profumi che salgono dopo la pioggia: quello di asfalto bagnato mischiato all’odore di muschio proveniente dai giardini, vicini.
Il pigiama leggero, la fece trasalire, e brividi di pelle d’oca scivolarono veloci sulle gambe, nude. Stava per prendere uno scialle nell’intento di coprirsi,
ma fu bloccata da uno squillo di telefono. La sorpresa inaspettata la fece sorridere. Apprezzò l’audacia mattiniera, di Pierre.
Lui era riapparso, improvvisamente, dopo anni di assenza.
Si erano incontrati la sera prima,  per caso… ma forse non era un caso,
a quel tavolo de La Coupole, nella fantastica Montparnasse.
Una cena galeotta progettata da amici, comuni.
E loro si erano piacevolmente ritrovati, fra i trionfali vassoi di ostriche e gamberoni sommersi, nel ghiaccio.
Quel simpatico vis a vis,  riaccese la fiammella.
Lui, era un ingegnere minerario, e si era trasferito per lavoro, in Costa d’Avorio. Lei non era pronta, a seguirlo. Rimase a Parigi curando i suoi animali.
Era veterinaria, per passione.
Entrambi decisero di non mantenere contatti.
Si erano persi di vista, ma quella sera l’incontro si tinse di magia.
Sguardi intensi e significativi, parole importanti, e un fil rouge che si dipanava per tessere una nuova trama, solida, resistente.
Una storia spezzata che chiedeva di decollare più forte di prima,
e la partenza era immediata.
Furono fusa d’amore… su quel tetto d’ardesia.
Anche Gegè, finalmente, ritrovò l’ adorato Grenoble.
Avendo il gatto smesso di mangiare, fu contattata  Nadine.
E lei propose la sua ricetta: far vivere insieme Gegè e Grenoble.

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

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