A…come Anita

 

Care A…miche vi scrivo,
da sempre io mi sono sentita donna emancipata, amante della natura,
e guerriera delle cause, giuste!
E adesso, mi attorciglio dal dolore per quello che sta accadendo.
I miei occhi si rifiutano di guardare,
le mie orecchie di sentire,
il mio cuore di pulsARE.

A…miche mie, cosa fate lì inermi?
Non pensate, non capite e non agite,
mentre la vita vi passa accanto,
lasciandovi l’amaro in bocca e il veleno, nelle vene.
Dov’è finito quel pezzo di cultura incentrata sulla sacra femminilità?
Sapete che la prima divinità adorata dall’umanità fu una Dea Madre?

La Dea era la natura, la vita, la terra, il cosmo, il cielo stellato, il sole.
Il suo potere era nelle pietre e nelle montagne, nel vento e nel fuoco, soprattutto nei canali e nei bacini, dove l’acqua era il suo sangue, che scorreva e trasportava ovunque, informazione e memoria.
E l’informazione era VERA!!!
Le colline erano il suo ventre, gravido.
La Dea era colei che dava le leggi e non poteva essere tradita o umiliata,
ma rispettata per continuare a nutrire, i suoi figli.

Gli esseri umani vivevano in sintonia con la natura, onorandone il rapporto,
e in risposta ricevevano una vita benedetta, nell’abbondanza.
Femmine, paladine di pace, unitevi!
Voi siete depositarie di quell’energia sacra e antica, della Dea Madre!
Unitevi, in un cerchio d’amore
per riportare equilibrio, armonia, sani ideali e giustizia sociale.

Svegliatevi da quel letargo, insulso
che vi ha spappolato corpo e cervello!
Non vedete che l’Italia sta morendo?
Aprite la porta della vostra coscienza,
e date valore a quel sangue sgorgato…
per donare, a tutti noi,
libertà, uguaglianza, dignità.

Care A…miche,
confido in voi e nella vostra femminilità, sacra.
Con stima,
Anita Garibaldi

tiziana bracci-rubrica: Capriole sull’albero

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