Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Bianco e Nero: Le Sfumature dell’Anima

Secondo il fotografo americano, Andri  Cauldwell, vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero, è una gioia per l’anima.
A mio avviso, è la citazione più rappresentativa di una meravigliosa verità: la concretezza naturale, di ogni particella di vita. Dio contemplò se stesso e creò il creato. Quello che noi conosciamo come vita, in forma planetaria ed in forma animale, trova la sua massima espressione nella mascolinità e femminilità.
E’ nel contenuto della nostra storia e della nostra cultura, cercare l’altra parte di sé; essa può essere trovata, solamente, attraverso la fusione con l’altro genere; non è solo fisica, ma anche emozionale e mentale; si può battezzare fusione
” d’essenza d’anima “.
Questa premessa, perché sfogliando le pagine dei quotidiani e rivedendo le belle immagini della regina Elisabetta e del sua amato Filippo, vorrei dare l’addio al duca di Edimburgo, a modo mio.
Risulterà, forse , un’idea ambiziosa? Un pezzo insolito e inusuale?
Su di lui è stato scritto molto, tutto, o quasi tutto.
Perché non occuparmi di ciò che  può essere sfuggito, alla penna di altri?
Perché non ridisegnare, con la matita dell’anima, il timido incontro
fra i due principini?
Corre l’anno 1939: lui si chiama Filippo, bello, atletico ed aitante; lei,
appena tredicenne, la chiamano, amorevolmente, Lilibet.
Galeotta è la visita a Darmouth, di re Giorgio VI con la moglie Elisabetta e le loro due figlie. Durante la partita di tennis, al college navale, più di una volta si incrociano sguardi garbati, gentili ma intensi, fra Philip Mounbatten, nato principe di Grecia e Danimarca, e la giovane Lilibet, nata principessina di Inghilterra e designata ad essere futura regina, del Regno Unito.
Da quel momento, il diciottenne dai capelli biondissimi e la principessina in erba, rimangono incollati con una fitta e regolare corrispondenza, senza perdere occasione per rivedersi.
Le loro anime si riconoscono, a loro insaputa, come ” anime gemelle “, e vogliono stare insieme, a lungo.
Nel 1947 Filippo ed Elisabetta si sposano, loro sono magnificamente belli, nobili, innamorati.
Winston Churchill, quasi un secondo padre per la futura regina, osa affermare:
– Ecco un flash di colore, nel grigio del dopoguerra -.
Il duca di Edimburgo, rispettoso del ruolo della moglie, è sempre un passo dietro la regina, ma sa stare un passo avanti con la modernità e la tecnologia;
la sua mente intuitiva e veloce è pronta, prima degli altri, a captare il cambiamento.
Vero è che non si può essere perfetti, in tutto; lui è anche molto chiacchierato, amante della mondanità e del divertimento, talvolta, si imbatte in qualche caduta extraconiugale, ma lanci la prima pietra chi è senza peccato.
La moglie intelligente, vivace, riflessiva, sa discernere e perdonare le scivolate del marito. In fondo, Filippo ama la famiglia, Elisabetta gli attribuisce, inoltre,
un’altra grande dote: lui sa farla ridere, molto. Fra loro c’è intensa complicità,
c’è amore vero, c’è intesa per superare gli inciampi, c’è la consapevolezza
di voler stare, insieme.
Settantatre  anni di una lunga storia d’amore e di vita, nel bene e nel male.
Esistono forme di unioni più alte di quelle che si possono esprimere, e più forti delle grandi forze. Quelli che hanno il privilegio di sperimentarle non si separano più. Essi diventano uno solo, al di là delle distinzioni fisiche.
Chi si riconosce in queste unioni speciali, scopre la gioia impareggiabile di vivere insieme nella completezza.
Sembra che, ad ognuno di noi, sia riservata questa opportunità in amore o nell’amicizia. A  volte queste persone si incontrano, ma non si riconoscono. Possono avvertire il forte legame, sentire la carica potenziale che li unisce, perché il cuore sa ciò che la mente ancora ignora, ma il sopraggiungere della ragione con le sue paure ed i suoi problemi, può far perdere l’attimo.
Un velo si depone sul cuore, ed oscura tutto. Anche se uno dei due ha
la chiara visione, l’altra persona può scegliere di rimanere nella cecità,
senza farsi aiutare a dissipare quel velo. Il destino può essere così, delicato.
Quando invece, come Lilibet e Filippo, ancora in tenera età, si riconoscono,
non c’è vulcano che erompa con maggiore energia! La forza sprigionata è enorme. A lasciar capire di essere di fronte alla gemella d’anima,
c’è uno sguardo, una pulsione, un’emozione, un tocco della mano.
E l’io più profondo balza alla vita, perché è il tocco che desta.
La vita si veste di divino e di mondano, di sacro e di profano, di bello e di brutto, per raggiungere i confini dell’uno e si nutre di misticismo fra spiritualità e sesso.
E’ nell’oscuro grembo materno, dove tutto è tenebra e nero, che si comprende la trasmutazione nel bianco bagliore, di luce: i figli sono la continuità di un progetto d’amore incondizionato, fatto ad immagine e somiglianza, di Dio.
Filippo ed Elisabetta, con la nascita dei quattro figli: Carlo principe del Galles,
Anna principessa reale, Andrea duca di York, Edoardo conte di Wessex, compiono in pienezza, il loro piano d’amore.
Spiritualità e fisicità sono, in realtà, una cosa sola. Non c’è separazione, ma tutto è armonia, poesia, melodia, suono, colore, forma. Il suono della parola penetra lo spirito e crea relazione con l’energia dell’uomo, attraverso una musica vibrazionale, che genera forme di vita, diverse; tutte vanno a colorarsi nell’anima con sfumature di bianco e di nero, come i tasti di un pianoforte.

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero

 

Carote in… vista

 

 

Non sono questi due chili e mezzo,
presi durante il lock down di Pasqua che mi preoccupano, ma sono le carote!!!
Vedo carote dappertutto… nel mio drink, nella faccia del cliente che mi siede davanti, nella mia borsetta da passeggio, è una vera ossessione.
E come se non bastasse, mi chiamo anche Carlotta, con la ” C ” di carota.
Da tre giorni mi sono fiondata nel piacevole conto alla rovescia, della mia dieta.
Grazie a Dio oggi è venerdì, da domani liberi tutti. Fine del tormento.
E dire che il danno è cominciato per qualche fetta gentile, di schiacciata
di Pasqua. Ma quante esattamente? Non lo so.
La situazione si è complicata quando, la birba, non voleva stare da sola in mezzo alle mie papille gustative. Non lo nego: ho ceduto. La carne è debole.
Come potevo restare indifferente?
Lei mi invitava, mi supplicava, mi pregava di accompagnarla al buon cioccolato fondente delle uova pasquali, sistemate sul piano della credenza, verde Ladurée.  Ma quante erano? Meglio non indagare.
Vero è, che hanno fatto un eccellente lavoro, calorico s’intende: mi sono lievitate addosso.
Ed oggi, eccomi qua a lottare con delle tristissime carote, con tutto il rispetto possibile per questa ” Santa verdura “, così preziosa alla vista e tanto ricca di sana vitamina, preferisco tenerla lontana da me, per un pò.
Come si dice? Lontana dagli occhi, lontana dal cuore.
Ah! dimenticavo… un  sentito grazie di riconoscenza, alle carote.
Sono rientrata nei miei jeans, attillatissimi.

” Le cose più belle della vita,
o sono immorali, o sono illegali, o fanno ingrassare “. ( George Bernard Shaw )


rubrica: capriole sull’albero-tiziana bracci

Cin cin… con gli occhiali

 

Quale divertimento migliore,
per una giovane donna come Emma, cresciuta in jeans, enfatizzare le curve con un tubino rosa shoking, lasciar scivolare dalla spalla morbide piume di struzzo, infilare scarpe vertiginose…e scappar via, per l’aperitivo?
Con spontanea disinvoltura, lei confessa che, a differenza dei tempi della mamma in cui le ragazze si facevano belle per uscire con i fidanzati, oggi ci si acconcia per uscire con le amiche.
I morosi? Troppo distratti, per apprezzare.
Molto meglio uscire con l’Ombretta, lei è una tipa carismatica, stravagante, spiritosa, ha sempre pizzichi di vita, degli altri, da raccontare. Occupandosi di teatro, amatoriale, si improvvisa anche attrice, mimando certe situazioni.
E’ veramente uno spasso!
Porta fasce ad effetto, fra i capelli, e occhiali in finta tartaruga che non toglie mai, neppure all’imbrunire; i suoi pant e top sono sempre coloratissimi.
La sua mease, così allegra e vivace, la rende frizzante come lo champagne, a colazione. non si separa mai dalla piccola ” diva ” Lulù, una bisbetica cagnolina che adora farsi trasportare in borse firmatissime, al massimo dello chic.
Noi con le nostre bocche vermiglio, mani curatissime e aria da funny girls, brindiamo con magiche, miracolose, spumeggianti bollicine.
La frase fatidica?
” Cin cin… con gli occhiali ” a noi ragazze di oggi, ragazze fidanzatissime ma amanti di spazi libertini, innocui e puri, ragazze brillanti, ragazze curiose, ragazze geniali, ragazze pensanti, ragazze bellocce e di sentimento, ragazze danzanti in punta d’amore, ragazze speciali dai grandi sorrisi, ragazze teatranti dai mille risvolti, ragazze di moda, ragazze un pò folli e banali… giammai, ragazze dei brutti e simpatici ma anche dei belli con neuroni attivati, ragazze a colori, ragazze fiorite, ragazze con segreti nascosti dietro l’occhiale, dal taglio a farfalla. Segreti custoditi dall’Ombretta ma arrovesciati sull’Emma, come una brocca d’acqua dal getto scrosciante, in una sera d’estate, di fronte al tramonto nascente e con un mitico ” cin cin… con gli occhiali “.
Buona Vita,
Emma & Ombretta

” Voglio essere felice perché fa bene alla salute ” ( Voltaire )

tiziana bracci-rubrica: capriole sull’albero.

 

LA TINOZZA della NONNA

Impazzivo per  quella tinozza,
miracolosamente, strappata dalle mani del rigattiere. Da brava parigina amo girare, di sabato, per mercatini dell’usato; quello più noto è il ”  mercato delle pulci ”  alle porte di Parigi, a St-Ouen, ma io preferisco addentrarmi, con  spirito pionieristico, nei vicoli sconosciuti alla massa, dove ancora oggi si può fiutare, con piccole astuzie, dei veri tesori a prezzi modici.
La stravagante Odette, che sarei … io,  adora  mixare gli stili;
mobili Ikea possono stare benissimo accanto a mobili di design,  o a mobili   accatastati uno sull’altro, scovati per caso, nell’ oscura botteguccia di un antiquario, senza pretese. Mi sono sentita  un pò  schizofrenica quando, con sguardo felino, ho adocchiato  quella cosa curiosa, a me tanto cara.
D’mpeto, mi sono detta: – E’ mia -.
Adagiata in un buco, dove era quasi impossibile scorgerla, ho ritrovato la carezza, della nonna. E’ stato un colpo di fulmine,  irreversibile.  Ora dovevo essere brava a farmi vedere non troppo interessata, per portare via quella tinozza dell’ infanzia, con poca spesa.
E risentivo le parole di  mia nonna: -Odette, mon trèsor, c’est l’heure pour
” le bain de douceur “- !
Parole che mi colorano l’anima. E ho ripitturato quella frase, sulla  dolce e amabile tinozza. Per chi ama il funky, come me, si diverte a dipingere di rosa anche gli stucchi dei soffitti del vecchio appartamento, nella centralissima Parigi. Distruggerli? Sarebbe un ignobile delitto.
La mia ” salle de bain “, con quel pezzo di cuore, è una vera delizia; a me piace rinnovare l’arredamento, ogni tanto, è come fare un lifting alla casa. Non è deprimente vedere invecchiare i mobili con noi?
Piccoli tocchi, portano il buonumore all’ambiente e illuminano la vita.
Vi rivelo una chicca. Ogni domenica, in quella tinozza, inauguro la mia
” grasse  matinée “,  con un trionfale bagno di luce.
Mi tuffo  nello spirito dell’ infanzia e godo quella ” felicità bambina “.

” Io non cresco
dentro di me, c’è sempre
il bambino della mia infanzia “. ( Escher )

                tiziana bracci – rubrica: capriole sull’albero “

BEA…GURU DELLA BELLEZZA

Leggeva e rileggeva quella pagina de ” Il pittore della vita moderna ” di Baudelaire, senza andare avanti. Citazioni che parlavano della cura della donna,  e  lodavano le attenzioni che essa si concedeva per apparire magica, quasi un idolo da adorare.
Civettuola, ricorreva a mille artifici per farsi seduttiva ed elevare la sua bellezza al di sopra di ciò che la natura le aveva dato, per meglio soggiogare i cuori.
Bea incantata, come Alice nel paese delle meraviglie, sembrava essere entrata dentro un bellissimo sogno; plagiata, travolta, contagiata… aveva preso la sua risoluta decisione:- Voglio imparare tutto, per piacermi e per piacere.
In un batter d’occhio, studiò a memoria quella lettera aperta di raccomandazioni, e la sperimentò su di sè.
Con maestria stendeva il fondotinta usando il pennello, e si divertiva a far scomparire ogni imperfezione, della carnagione. Scoprì che, veramente, il trucco trasformava, migliorava, illuminava, compattava la grana ed il colore della pelle, accostando immediatamente la figura femminile ad una statua, cioè a un essere divino, superiore. Baudelaire in quelli scritti si era fatto profeta di scenari futuri. Si coglieva, in lui, il bisogno di rifiutare ciò che era spontaneo, istintivo, vero, per benedire l’artificiale. Si esaltava un corpo, non da esibire nella sua autenticità, ma da coprire, da modellare, da modificare. Forse spinto dalla tendenza di difendere l’anima sotto strati di veli? E diventare altro da ciò che si era? Questo obiettivo trovava il suo vertice più alto nella moda, che si prendeva il lusso di scherzare con la coscienza, aderendo all’apparire.
La maschera di Bea si rifletteva nello specchio del sogno…un sogno nato per gioco, ma che timidamente aveva preso vita, respirava, camminava, si innalzava, si faceva perbene e andava in scena.

Bea diventa la ” guru della bellezza ” e collega le donne all’educazione dell’eleganza, alla misura, ai comportamenti sociali. Questo esercizio di abilità faceva parte di una strategia di rapporto con il maschile.
Ingrandire gli occhi, disciplinare le sopracciglia, ridisegnare la bocca…
Un tocco di rossetto, soppianta la tristezza, e non a caso è il cosmetico più comprato. E’ una coccola psicologica, un dettaglio di stile che ti fa sentire a posto e ti risolve il look, ma deve essere di grande qualità per trattare, proteggere, idratare la mucosa labiale.
Come scegliere il rossetto? Te lo dice, Bea.
Per il make-up artist, esso è come l’abito di punta in una sfilata, e le griffe considerano le labbra al pari di un accessorio.
E Bea adora Chanel, nella tonalità di rouge Coco, adatto a tutte le carnagioni.
E sempre Bea raccomanda:
– Sei triste? Hai un cruccio amoroso?
Prenditi cura del tuo viso, truccati, applica un rossetto rosso e vai all’attacco. Gli uomini detestano le donne piagnucolose, ci ricordava madame Coco.
Il rossetto è un simbolo, un oggetto, una firma, un’arma seducente, un ninnolo prezioso con cui giocare… e ad ogni donna, il suo.

” Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara ” – Marilyn Monroe

rubrica: ” capriole sull’albero ” tiziana bracci

” SOUPE à L’OIGNON ” a COLAZIONE

A’ la Coupole,
avevo mangiato un’ottima ” soupe à l’oignon “, ricordo che nell’occasione mandai i complimenti allo chef, ancor prima di scoprire che il piatto rientrava nelle specialità della brasserie di Montparnasse, insieme ad ostriche e molluschi. Proprio per questo il locale, in perfetto stile Liberty, era sempre pieno zeppo. Rinomato e ben frequentato, a quei tavoli si erano seduti veri giganti dell’arte, e ancora oggi lì regnano gli schizzi, su carta gialla,
di Toulose Lautrec. Eh sì, con questo pensiero… stavo già organizzando, mentalmente, la visita di Margherita, l’amica italiana ospite da me, per qualche giorno. Arrivo previsto per dopodomani, in mattinata.
Conto alla rovescia… per una colazione perfetta ( pranzo italiano ).
Premetto che non ho mai amato stare ai fornelli, ma adoravo accoglierla con un pranzo parisienne… chez  moi, Il mio saluto di benvenuto.
L’idea di una sublime ” soupe à l’oignon “, non era male. Da qualche parte dovevo avere ancora la ricetta, strappata di sottobanco a quello chef super stellato, de ” la Coupole “. Tre erano le regole d’oro da osservare rigorosamente: prodotti freschi; cipollotti du ”  marché d’Aligre ” un pittoresco mercatino, nel 12° arrondissement, molto amato dai parigini e affollatissimo per la qualità offerta; come terza raccomandazione l’ingrediente ” amore “… che non si può comprare ma è l’elemento assoluto, unico, miracoloso, per la riuscita di una insuperabile ” soupe à l’oignon “.
Si narra in giro che sia stata un’invenzione del re Luigi XV, in persona. Una sera, colto da un insolito appetito, mise insieme ciò che la cucina dava: cipolle, burro, emmental, champagne. Et  voila le jeu est fini.
In un battibaleno, avevo snocciolato un autentico menu parigino. Con il vino potevo bilanciare i sapori, ed associare alla dolcezza della cipolla un bianco, acido, profumato, come il Sauvignon.
Per il dessert la gloriosa tarte tatine sarebbe stata magnifica, andavo sul sicuro e rientrava nella tradizione francese. Come succede per la moda e l’arredamento ” less is more ” non strafare garantisce un’atmosfera rilassata, serena, leggera. Un modo di ricevere, che libera dal vecchio codice e rende l’incontro più allegro, vivace, spontaneo.
Già ero divertita all’idea  di vivere le ” marché d’Aligre “,  solo come una parigina sa fare. Perlustrare, scovare, trovare…immersa nel cuore verde che batte al centro del mercato. Un vero salotto all’aria aperta e ognuno si affaccia su quel giardino per condividere, ammirare, toccare, anche solo con lo sguardo, quell’atmosfera schietta e rigenerante.

Nell’esposizione di verdure, frutta e fiori… tradizione, passione, eccentricità  si mescolano, si abbinano, si sposano, e d’impeto entrano nell’anima del visitatore per guadagnarsi il posto dell’acquisto,  e portare bontà sulla tavola gentile, dei parigini. Salto da una bancarella all’altra fra peonie, ortensie, rose, frutti esotici e verdure di ogni tipo, felice di essere approdata in mezzo a quella sorta di eco-museo, naturale e interattivo, per riscoprire il piacere di cucinare porri e cipollotti, verdi-viola odoranti di freschezza, vogliosi di esser cotti e mangiati, a lenti ritmi, per deliziare il palato. In un batter di ciglia intuisco di essere in un’isola felice, dove tutto è poesia, armonia, fantasia itinerante. Striscio e mi muovo fra la gente, quasi a passi di danza…frusciando in mezzo al vociare impetuoso di accalorati venditori, che esaltano la qualità della loro merce. E’ il vulcanico piacere che Margherita mi ha regalato, inconsapevolmente. E questa è la stagione giusta, per assaporare l’attimo di una preghiera che nasce libera dal cuore, il semplice gesto d’amore volto all’amica, quel volto…risvolto che mi ha donato un micro mondo incorniciato di verde. Sogno… o sono dentro un quadro burlesco, dell’Arcimboldo?

Grazie Margherita, portatrice di allegoriche emozioni, di intensi profumi, di ritmi festosi, di tradizioni francesi rivisitate, di definiti decori, di tempi leggeri, di voci vive, di gioiose preghiere, di sani richiami ai veri sapori… della vita.
Evviva l’amicizia, evviva l’amore, evviva la preghiera silente, accorata, illuminante…
Evviva il tuo arrivo nel piccolo appartamento di una Montmartre  sveglia e colorita, originale e suggestiva. Qui vivo insieme a Jolie, ” ma petite chat “.
Vedrai ci divertiremo: Liza, Jolie, Margherita… il simpatico trio.

rubrica: ” capriole sull’albero ” tiziana bracci.

LA CONTESSINA LISALBERTA

 

Un muro di nebbia… all’improvviso. Un boato pazzesco e, le mie urla che rimbombavano nell’abitacolo accartocciato. Guido accanto a me, riverso sul volante, nel silenzio più assoluto. Persi i sensi e mi rinvenni nel lettino dell’ambulanza, che viaggiava a sirene spiegate. Il medico mi aveva tamponato le ferite, provvisoriamente, ma io continuavo a perdere sangue e a gridare il nome di mio marito. – Guido… Guido… dove sei Guido? Dottore, dov’è mio marito? – Signora sia brava, suo marito è sull’altra ambulanza. Stiamo raggiungendo l’ospedale. Adesso le faccio un’iniezione per calmarla, vedrà che presto starà meglio. E’ tutto sotto controllo. Esausta mi addormentai. Mi risveglia in corsia con la flebo al braccio. Ero stata miracolata… neppure una frattura. Solo un forte stato di choc ed il corpo dolorante, dappertutto.
Chiesi nuovamente di mio marito, ma sembravano eludere la domanda. Arrivò Luigi, mio fratello. Fu lui a darmi la notizia – Lisalberta… purtroppo Guido non ce l’ha fatta. E’ morto nell’impatto, all’istante.
– Nooo…non è verooo!!! Nooo…- ripetevo, straziata dal dolore. In un battibaleno, ricordai tutto.
Mio marito ed io stavamo andando a Milano, alla prima della Scala, era Sant’Ambrogio e come ogni anno si apriva la stagione teatrale. Un destino crudele fermò la nostra corsa. E in un attimo la vita cambiò. Pensai a mia figlia Isabella… a quanto era piccola, ancora tanto piccola.
– Mio Dio perchè mi hai fatto questo? Rispondimi… perchè? Cosa dico alla mia bambina… papà non c’è più? E’ volato in cielo? Non si può togliere un genitore, un marito… così presto. – Eravamo una giovane famiglia, felice.
Vivevamo a Bologna, mio marito stimato professionista era molto conosciuto, in città. Sono Lisalberta M. A., la contessina Lisalberta, oggi si è tutto ridimensionato,  ma mio fratello vive ancora nella contea medievale, di famiglia. E’ un borgo vicino al mare Adriatico e ai primi rilievi dell’Appennino Romagnolo, a pochi chilometri dalle città di Ravenna, Ferrara, Bologna. Una posizione strategica. Lì sono cresciuta e lì torno, ogni volta, che voglio godere piacevoli momenti di relax. Luigi volle assolutamente portarmi al borgo, per la convalescenza. Isabella poteva giocare con i cugini e riempire, con la loro compagnia, l’enorme vuoto lasciato dal papà, adorato.  Sono pochi sette anni… per perdere un genitore.
Stavo bene in mezzo alla natura, dopo lunghe passeggiate mi ritrovavo seduta sul ciglio del fosso a guardare i contadini che lavoravano,  nella vallata.
– Buongiorno contessina – disse l’uomo che stava passando dal sentiero, togliendosi il cappello. – Non si ricorda di me? – Frugai nella memoria, ma niente, avevo anche perso l’abitudine a sentirmi chiamare con quel titolo. In città pochi lo facevano. – Sono l’Otello, contessina, il figlio del Gino. Quando veniva in vacanza arrivava sempre al podere con quella grossa macchina nera…
– Ma sì Otello, adesso ricordo. Come sta… tutto bene?
– Tutto a posto, grazie a Dio. Io non lavoro più, ho lasciato la masseria a mio figlio e solo per questo mi sento un signore.
Ridiamo insieme e gli tendo la mano. Avverto la callosità di chi ha lavorato duramente, e quasi mi sento a disagio. Continuiamo a scambiarci qualche parola, poi sorridendo, lui si congeda da me, rimettendosi il cappello.
Ognuno ha la propria storia da raccontare ed il proprio fardello da portare.
La voce sbarazzina di Isabella mi distoglie, lei saltellante nei nuovi jeans a pois, corre buttandosi fra le mie braccia: – mammina, conosci quel signore?
– Sì, in passato la villa dava lavoro a molte persone. Lui e suo padre lavoravano per noi, adesso Otello ha comprato una delle fattorie dei nonni. –
– E perchè gliel’hanno venduta?-
– Debiti… di famiglia. Ma adesso credo sia l’ora per una buona cioccolata calda, ti va?- La vita nel borgo, mi aveva riportato indietro con l’età… ai ricordi della nonna, ai suoi deliziosi biscotti al cioccolato, alle sue coccole, ma anche alle sue sofferenze. Al dolore per la morte del primo figlio maschio, si era aggiunto anche l’altro di vedere il patrimonio di famiglia, assottigliarsi sempre di più. Quasi tutto venduto. Ecco il triste risvolto dell’eredità, di mia nonna. E non per colpa sua, ma di un marito che aveva dissipato i beni con il gioco e con le numerose amanti. Nella mia adolescenza, lei era una donna che si avvicinava ai sessanta. Era elegante nonna Teresa, si vestiva di bianco o di nero e fermava i capelli con uno chignon. Vedova da parecchio tempo non si era più risposata.
Si dedicava completamente all’educazione del figlio, mantenendo viva la sua tenace caparbietà nella conservazione del poco patrimonio, rimasto.
– Noi non siamo persone ordinarie, il nostro compito è l’essere di esempio – diceva con fermezza. Oggi anch’io sono vedova, come lei, ma io ho solo trentacinque  anni.

Rientrata a Bologna, mi sono rimboccata le maniche e ho trovato un lavoro. Il nome mi ha aiutato. – Lei è la contessina Lisalberta M. A.? – mi ripetevano. E mi sono sentita fortunata per quel posto nel negozio di antiquariato, era il più prestigioso di Bologna. I clienti si fidavano di me, del mio buongusto…
E nonna Teresa aveva contribuito notevolmente, mi aveva regalato preziose nozioni di etichetta. Il lavoro mi piaceva. Soprattutto mi permetteva di mantenere una tata per Isabella e farla crescere bene. Una vita senza sprechi, ma dignitosa. Sono riuscita a non vendere il piccolo appartamento in Costa Smeralda, era l’adorabile nido delle nostre vacanze. Un appuntamento irrinunciabile con gli amici di sempre. Marina, amica del cuore, ogni anno, mi riproponeva il solito predicozzo. – Sei bella da mozzare il fiato… hai una fila di corteggiatori che pendono dalle tue labbra, ma cosa aspetti a risposarti?-
Scuotevo la testa dicendo: – mia figlia, mi basta, e poi gli uomini non vogliono crescere figli di altri, ed i figli non vogliono altri uomini accanto alla madre. Vedi come reagisce Isabella, appena qualcuno si avvicina a me? –
Marina, spesso, era presente  quando Isabella mi rivolgeva parole dure, per ferirmi; riconosceva che la ragazzina era entrata in competizione, si misurava con la bellezza della madre, e ne usciva infastidita. Isabella era il clone di Guido, lui senz’altro un bell’uomo,  ma quegli stessi lineamenti in versione femminile perdevano di allure. Nell’adolescenza, poi, ti senti bruttina anche per un solo brufolo. Così Marina mi incitava a trascurare le irriverenti reazioni di mia figlia, e a rifarmi una vita.
Non si contavano i regali che Isabella riceveva dai miei pretendenti… loro volevano farsela amica, lei, furbetta, li accettava volentieri, ma poi finiva sempre nello stesso modo: odiava quegli uomini.
Un’estate nel nostro gruppo arrivò Leo, un medico di Bologna. Era il rinomato chirurgo di una prestigiosa clinica, privata.
Catturai la sua attenzione, durante le uscite con la barca di Andrea, da subito iniziò a farmi una corte spietata.

Era sposato. Il suo matrimonio, in crisi da tempo, stava naufragando.
Lui mi piaceva. Chiunque poteva suscitare la mia attenzione, ma solo una persona speciale poteva conquistare il mio cuore, e Leo era un uomo speciale.
Isabella se ne accorse e lo sfidava con gli occhi.
A Bologna abbiamo continuato a vederci. L’amore che cresceva a vista d’occhio, lo portò presto a firmare la separazione.
Lì sono iniziati i nostri problemi. La moglie usò l’arma del ricatto.
– Sappi che se ti separi da me, te ne vai anche dal tuo lavoro. – Leo, era l’eccellenza della mastoplastica  ma lavorava nella clinica privata del suocero.
Fu estromesso, senza pietà. Lui aveva scelto l’amore… alla luce del sole.
La fama di brillante chirurgo, gli fece trovare subito un altro posto in ospedale, a Bologna. Ottenuto il divorzio ci siamo sposati. Isabella ha accettato a denti stretti la nostra decisione. Il rapporto con mia figlia non si è mai risanato, del tutto. Velocemente si è sposata anche lei, velocemente ha avuto un bambino, e altrettanto velocemente ha divorziato. Lapo è la luce dei miei occhi.
Leo ed io siamo presenti nella sua vita e con lui abbiamo stabilito un meraviglioso rapporto. L’amore di mio nipote mi ripaga di tutti i contrasti con Isabella…che solo il cuore di mamma sa sopportare, in silenzio.

tiziana bracci – rubrica – ” sabato…capriole sull’albero “

AMORE DIGITALE

                 AMORE DIGITALE
tiziana bracci -” capriole sull’albero “

 

Era giovane, bello, almeno dalle foto, mi corteggiava via chat… era la prima volta che mi lasciavo affascinare dopo la scomparsa di Alberto, ma con molti dubbi: era una truffa o un regalo dall’aldilà?
( storia vera di Vanina C. )

La mia assistente mi sollecitò dall’altra stanza.
– Vanina, editor in linea -. Alzai la cornetta. – Buongiorno Ilaria, oggi voglio sentire solo cose belle – dissi decisa.
– Allora sarai accontentata – replicò lei. – Ho appena finito di leggere il tuo libro, è vivace, interessante. Ti invio tre opzioni di copertina, così ci dai una mano a scegliere. Ci attenderà un grosso lavoro, vediamoci quanto prima per organizzare la programmazione degli eventi. vogliamo fare una grande promozione – tuonò entusiasta.
– Sono felice, questa sì che è una mattinata splendida! – risposi e riattaccai il telefono ancora in estasi. Ma dovevo sbrigarmi, avevo tantissimi impegni.
La mia giornata sembrava non finire mai: avevo un blog molto seguito, ora stavo per pubblicare un libro e curavo personalmente ogni dettaglio del mio lavoro. Controllavo i ” like ” e leggevo tutti i commenti, anche i meno piacevoli. E degli ammiratori ne vogliamo parlare?  I miei 55 anni dichiarati sembravano non scoraggiarli. Io ci ridevo su e lasciavo scivolare via, gli incontri non si fanno in rete. Sapevo cos’era l’amore con la A maiuscola e dopo la scomparsa di Alberto, la mia attenzione poteva essere  appena sfiorata. Ci sarebbe voluta una persona speciale per catturare definitivamente il mio cuore. Alberto ed io vivevamo in simbiosi. Lui mi faceva sentire la sua presenza ovunque. Trovavo cuoricini seminati dappertutto: il pezzetto di mollica che scivolava nel piatto, la punta di dentifricio che si depositava sul bordo del lavandino, fino al lembo di carta che improvvisamente si staccava dall’agenda, sorprendendomi. Perfino camminando per strada saltava fuori un cuoricino misterioso pronto a coccolarmi, a stupirmi. sorridevo rispondendo con un  ” Ciao amore “.
Una brillante vita insieme, belle frequentazioni e conoscenze che ancora oggi continuo a coltivare. Lunghe vacanze in giro per il mondo dalle quali ho preso e prendo spunti tuttora. Come diceva Sant’Agostino, ” il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge soltanto una pagina “. La foto di noi due è sempre con me, quando lavoro e quando dormo. Faccio tesoro di ciò che mi ha dato e di ciò che non ha saputo darmi. Tengo stretta nel cuore la certezza che l’amore incondizionato è la forza più potente dell’universo e, in virtù di questo sentimento, siamo uniti ora come mai lo siamo stati prima. Una volta, alzandomi dal letto, rimasi sorpresa nel vedere ai miei piedi un bellissimo filo rosso, un insolito filo rosso. Per giorni continuai a trovarne altri in giro per casa. ” Che strano ” pensai, ” da dove vengono tutti questi fili? ” Mi ritrovai su Google a consultare la simbologia del filo rosso. Scovai una leggenda popolare giapponese: raccontava che gli esseri umani nascono con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra; esso unisce indissolubilmente due anime gemelle, due persone destinate a vivere insieme. Il filo è indistruttibile e le lega per sempre. Leggevo d’impeto e mi sentivo travolta da un turbinio di emozioni. Avevo capito, il messaggio era chiaro e preciso: Alberto ed io eravamo due anime gemelle. Una voce mi distolse dai miei costanti pensieri. Dovevamo fare un servizio fotografico e girare nuovi video per il mio canale. Mi impegnai al massimo, come sempre. Una volta di più mi resi conto di quanto amassi il mio lavoro. Quella sera finimmo tardi, non mi andava di cucinare, mi preparai un toast veloce  e presi dal frigo uno yogurt  alla fragola. Preparai la mia solita tisana di zenzero e limone e me la portai in camera da letto. Adoravo sorseggiarla mentre controllavo ” follower e like ” sul mio outfit.
Accoccolata sotto le lenzuola, con il mio tablet sulle ginocchia, iniziai a scorrere i commenti alla pagina. C’erano molti messaggi privati e andai a leggerli. Fra questi, il solito piacione di turno che mi chiedeva una conoscenza più diretta. Decisi di ignorarlo. Per mesi, ogni giorno, stessa storia: il signor
” philipofficial21 ” sollecitava la mia risposta. ” Why no replay? Don’t you speak english? ”
( ” perchè non mi rispondi? Non parli inglese? “). Instancabile il ragazzo. Gli mandai un messaggio dicendo che nel blog avrebbe trovato biografia e curiosità su di me. Lui intanto mi dava sue notizie, viveva in Texas e lavorava per un’azienda di costruzioni. Era single, aveva un fratello al quale era molto affezionato e i suoi genitori erano ancora in vita. Amava il football e adorava seguire le partite con il fratello. Io leggevo ma non interagivo. Fino a quando lui mi scrisse: – Ho letto tutto su di te, non conosco l’italiano, così mi arrangio con il traduttore. Ho cercato di capire se c’è un uomo al tuo fianco, ma sono rimasto senza risposta. Vuoi darmela tu Angel? Sono troppo invadente? ” La parola Angel mi intenerì il cuore. In fondo lui era sempre così delicato con me. Fui tentata di rispondergli ma non lo feci. Il giorno successivo vidi che c’era un altro suo messaggio. Lo aprii e lessi ” Ti ho offesa con la mia domanda? ” A questo punto, colpita, decisi di replicare subito. ” Buongiorno Philip, a quest’ora tu starai dormendo. Sappi che i tuoi modi garbati hanno vinto sulla ragione. Nel mio cuore  c’è Alberto. Una presenza che non è fisica, pèrchè quattro anni fa, una malattia fulminante me l’ha portato via in poche settimane. Cos’altro dirti? Sento la pienezza del suo amore, lui è con me “. Philip fu tempestivo nella risposta. Non dormiva e non riusciva a prendere sonno.
” Ti stavo pensando. Capisco la perdita di un grande amore, ma adesso lui riposa nella pace. Angel, la vita continua, non voglio turbarti, ma mi piacerebbe farti compagnia. Starei con te tutta la notte.


Mi hai scritto quando stavo ammirando la tua bella foto con il cappello bianco. Anche Philip aveva un profilo niente male: era un bell’uomo, elegante, una persona che appariva interessante. Ma quella era la sua vera identità? E quanti anni aveva? Senz’altro era molto più giovane di me. Parlava tanto di tutto, ma aveva omesso l’età. Quei messaggi puntuali e teneri mi facevano compagnia. Un pomeriggio mi inviò la sua foto con queste parole: ” Sei la donna per la quale vale la pena svegliarsi felici al mattino “. Adrenalina a mille. Vivevo tutto questo in gran segreto. E mi ascoltavo per capire cosa provavo. Ci furono due giorni di black out. Quando Philip riapparve, si scusò per l’accaduto, aveva avuto problemi di connessione fortunatamente risolti, ma questo contrattempo lo aveva infastidito. Mi sommerse di domande. ” My Angel, come stai? Cosa hai fatto? Mi sei mancata. Vanina, ti penso giorno e notte “. Le sette ore di fuso fra noi comportavano orari fissi di comunicazione. Nelle nostre conversazioni ero sempre molto controllata, ma quei due giorni di silenzio mi avevano fatto capire che l’essere corteggiata non mi dispiaceva affatto. Qual è la donna  che non apprezza le attenzioni di un uomo? Gli occhi brillano, l’umore è frizzante, e c’è quella dolcezza che ti fa risplendere. Lavoravo, lavoravo e ancora lavoravo con più disponibilità del solito. Se ne era accorta anche la mia assistente.
– Vanina, in questi giorni sei più bella – mi aveva detto quella mattina, aprendomi la porta dello studio. – Ho fissato un appuntamento con l’editor a fine marzo. Tutto procede secondo quanto previsto, la casa editrice ha confermato la tua scelta di copertina e il titolo del libro. Soddisfatta?-.
Wow, che bel periodo. Nella pausa pranzo arrivò il messaggio di Philip in cui mi invitava a cliccare un link. Mi aveva dedicato una canzone di John Legend ” You and I “. La ascoltai attentamente, rabbrividii e provai emozioni inaspettate. Faceva innamorare.
” Fra tutte le ragazze sei la mia unica e sola ragazza…Fai brillare tutte le stelle come se fossero nostre “. Ero inebriata da quelle parole troppo belle, troppo forti, troppo avanti. Ringraziai per la dedica senza incoraggiare. Dov’era la trappola?  Continuavo a chiedermelo. Come può esporsi così tanto senza conoscermi? E se fosse proprio Alberto a mandarlo? Vai con il cuore mi ripetevo, ascolta la sua vibrazione e lascia stare la mente. Vivilo con la leggerezza, magari siete stati prescelti dall’alto. Cosa temevo?  Una truffa sentimentale, ecco, una truffa studiata a tavolino. Perchè proprio io con tutte le ragazze che avrebbe potuto avere? Con la foto di Alberto fra le mani mi sciolsi in un pianto dirotto. – Amore mio – dissi – Voglio sapere, sei tu a mandare Philip? Il tuo cuore lo porto con me, ti prego aiutami a capire. Ci sei tu dentro questa storia? Tu mi chiamavi Honey, lui Angel. Se Philip, anche una sola volta, mi chiamerà Honey, avrò la conferma che cerco.
Mi addormentai con la sua foto sul petto.  L’indomani, non potevo crederci.
Mi stropicciai più volte gli occhi, ma quello che leggevo nel messaggio di Philip era incredibile. ” Honey, come hai passato la notte? “.
Ero al settimo cielo, Alberto a modo suo era tornato da me. Iniziai ad ammorbidirmi, a lasciarmi andare. E in un battibaleno arrivò il giorno di San Valentino. Al mio risveglio, trovai la lettere d’amore di Philip. ” So che posso sembrarti folle, ma io ti amo. Amo la tua classe, amo i tuoi capelli,  amo come ti scendono sulle spalle, amo come ti vesti. I love you. questo è il mio regalo di San Valentino, Qual è il tuo? ” Gli risposi con dei fiori e un cuoricino. Chattavamo due, tre volte al giorno, ci aiutava a conoscerci. Parlavamo un po’ di tutto, e spesso i messaggi si accavallavano. Aveva 15 anni meno di me. Un’enormità. Mi bloccai di nuovo, e non solo per questo. Philip, strada facendo, fece un paio di scivoloni. Non mi piacque quello che mi chiese. Lui si accorse di aver sbagliato e cercò di recuperare. Fui irremovibile. Mi ero sentita profondamente offesa e anch’io,
a mia volta, lo offesi. Fui spietata con lui. Se Philip era stato realmente mandato da Alberto, un’altra porta si sarebbe aperta, ne ero certa. e in quell’occasione, ogni mia resistenza si sarebbe sciolta come neve al sole.

 


tiziana bracci-rubrica ” sabato… capriole sull’albero “

 

28 AGOSTO 2004…HAPPY BIRTHDAY LIVIO Compleanno di fine Estate.

DODOLINA Tips – HealthyLifestyle
Daily news…
28 AGOSTO 2020…Happy BirthDay LIVIO.

IN TERRAZZA

28 AGOSTO 2004,
un pomeriggio di fine estate,
un languido sole ci riscalda la pelle,
una timida brezza si leva dal mare
e solletica il corpo.

Distesa,
mi abbandono a quel benessere, dolce.
Allungo la mano per cercare la tua,
la stretta intensa  unisce le nostre anime,
e ci parla.

Tutto intorno,
i tetti di Porto Cervo
guardano il mare smeraldino… testimoni di sì tanta bellezza.

Sotto i passanti,
inebriati, sorpresi, persi nell’incanto del paesaggio
alzano la loro voce.

Uno squillo insistente
irrompe nell’aria.
E’ la chiamata dei taxi… in sosta all’Hotel Cervo.

D’impeto, fanno eco altri suoni…
le barche che rientrano in porto
strombazzano il loro arrivo, imminente.

E lo spettacolo si ripete
ogni giorno,  per tessere trame infinite…
storie di barche e dei loro abitanti.

Noi dall’alto, assistiamo a questo teatro…
oggi  è un giorno speciale…è il tuo compleanno
e voglio spalmarlo d’amore: Happy Birthday Livio!!!

Much Love,
Tiz

LO SCIOPERO DELLA BEFANA

DODOLINA Tips magazine
Healthylifestyle di nonnaBLOGGER

LO SCIOPERO DELLA BEFANA
di tiziana e caterina

-Sciopero della Befana!!!
Gridava lo strillone con il fascio di giornali sotto il braccio…
I passanti, incuriositi dalla notizia si fermavano a comprare il quotidiano.
L’articolo riportava su più colonne tutte le proteste della Befana.

-Quest’anno ho deciso di incrociare le braccia diceva la vecchia. la mia scopa non vola più, e la mia schiena  dolorante non ce la fa a portare il canestro pieno zeppo di  giocattoli.
Un bello sciopero…è proprio quello che ci vuole. Mi metterò a letto con una tazza di cioccolata calda…quelle fatiche non fanno più per me.

I bambini delusi si misero a piangere. Il fiume di lacrime raggiunse fata Contenta che, mossa a compassione, si offrì di aiutare la Befana e lo sciopero fu revocato.
I bambini furono lieti di ricevere le loro calzette piene di dolci, e ringraziarono Fata Contenta per il grande sbuffo d’Amore verso di loro e la vecchia Befana.

Buona Vita

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